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Archivio annuale 2019

Luigi Bonaventura

Lettera alla ‘Ndrangheta

…alba e caffè dal fronte ….le trincee dopo mesi di sopportazione al torrido caldo si apprestano a sopportare pioggia ,freddo e buio…gli uomini combattono bene da quando i ranghi sono più compatti…anche se ancora non resta facile portare il pesante zaino delle responsabilità, per la scelta fatta….alcuni a volte si disperano e piangono… perché ciò li ha portanti alla perdita delle loro bimbe/i… che non vedono oramai da anni .Le donne curano il misero campo e preparano il rancio con i pochi viveri a noi a disposizione ….alcune combattono in prima linea aspettando i loro uomini ora prigionieri….vere coraggiose consapevoli di tutto ciò che le circonda….altre oramai sono andate… il male oscuro se le è portate….I bambini cominciano a capire che questo loro mondo non è normale…mentre tanti adolescenti già lo sanno….veri coraggiosi ancor non completamente consapevoli che il loro futuro resta segnato….. non è facile per loro abituarsi a cambiare spesso nuovi amici… la loro istruzione e sanità lascia spesso a desiderare a causa dei continui trasferimenti…. da un fronte all’altro….e anche la loro salute mentale comincia a barcollare…. ad alcuni di loro il male oscuro comincia spesso a visitare ….. Lo “Stato” maggiore continua a essere assente e lasciarsi desiderare …mentre la società civile sta cominciando a riflettere a pensare….. La notte sta per passare e la luce che sta per arrivare….accende una speranza in tutti noi…..ci da l’illusione di vedere il nemico invisibile arrivare…..Vita da infame è la nostra….. per aver tradito chi….il bene o il male…..?

Luigi Bonaventura

(Ps:Questo testo racconta la vita di noi collaboratori di giustizia e familiari.)

Lettera alla ‘Ndrangheta:Bonaventura e il Comitato sostenitori CdG contro la fabbrica dei bambini soldato.

“Non abbandoneremo le famiglie di chiunque si affiderà alla giustizia e a noi del Comitato. E’ tempo di cambiare il modo di fare antimafia, è tempo di interventi seri e soprattutto del fare: i bambini sono il futuro della nostra Nazione e del cambiamento”.

Dott.Valeria Sgarlata – Pres. ComitatoSostenitori CDG

Riportiamo l’articolo pubblicato su ILFORMAT che denuncia lo sfruttamento e l’abuso dei bambini per farne “soldati” di morte e senza futuro.

A parlare dell’argomento, ancora una volta, è uno dei primi pentiti di “mamma ‘ndrangheta”: Luigi Bonaventura.

Ex sgarro della ‘ndrangheta militare della potente cosca “Vrenna – Bonaventura”, quest’ultimo colui che dal 2007 ha descritto alle varie procure il mondo nascosto, nonché il modo di pensare, della famosa criminalità organizzata internazionale chiamata “’Ndrangheta” dichiarando guerra mediatica a tutte le “mafie” che strumentalizzano e utilizzano i bambini come soldati.

Bonaventura racconta il perchè i bambini hanno bisogno della società e delle associazioni antimafia!

Collaboratore di giustizia dal 2006 è noto per essere stato reggente della cosca ‘ndranghetista dei Ciampà-Vrenna-Corigliano-Bonaventura, operante nel territorio di Crotone. Da pentito fino a oggi ha fornito il suo contributo determinante a 14 procure antimafia e gli arresti non si contano più come i sequestri milionari e i nomi famosi dei De Stefano, Grandi Aracri, Piromalli, da Reggio Calabria fino in tutta Europa, si deve a lui se tanti altri hanno avuto il coraggio di pentirsi e collaborare con la giustizia anche a caro prezzo.

Bonaventura, infatti, ha dichiarato: quattro anni fa mi è stato revocato il programma di protezione da parte dello Stato. Tutto questo perché ho denunciato mediaticamente ma anche a livello giuridico delle problematiche serie nel programma di protezione e per questo mi hanno contestato delle violazioni comportamentali tipo interviste non autorizzate in cui denunciavo delle verità e dei rifiuti di trasferimento. In pratica con me lo Stato italiano si è comportato come una donna gelosa e possessiva che non accettava di essere rifiutata e quindi ha preferito cacciarmi e mettermi in mezzo alla strada per punizione insieme a due miei nuclei familiari. Lo Stato in tal modo ha messo a rischio la mia vita e le vite dei miei cari”.

Luigi Bonaventura, cresciuto come un “bambino soldato” costretto – quasi per gioco – sin dall’età di dieci anni a sparare, a sparare con pistole vere, e non giocattoli, tipo: Beretta made in U.S.A., Russia…apriva gli occhi alle procure sull’evoluzione di “mamma ‘ndrangheta” sulla corsa ai Bitcoin, al calcio scommessa, pilotare calciatori, squadre, campionati e creare profitti con una catena industriale che solo “interrogazioni” a chi di dovere potranno chiarire il perché nessuno gli ha dato mai retta e ha scavato – per trovare conferme – nelle varie dichiarazioni spontanee in cui lo stesso prevedeva il narcotraffico, l’apocalisse dei traffici dei rifiuti al nord e dello smaltimento a quintali di varie droghe nell’Est Europa fino in Germania.

Lo stesso che hai detto che solo la “repressione” senza “prevenzione e cultura” nella Calabria, e non solo, non bastava per fermare la criminalità organizzata che continua a crescere grazie al passaggio da padre in figlio del testimone simbolo di “mamma ‘ndrangheta”.

Oggi con il Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia di cui è fondatore insieme alla presidente Valeria Sgarlata, denunciano “l’abbandono dei bambini in mano alla ‘ndrnagheta”.

Scrive così nel suo profilo Facebook Luigi Bonaventura:

Cari ex compari miei, i bambini dovete mandarli a scuola, indicargli un futuro diverso, siamo nel 2019, ma che cavolo state facendo? A Rosarno ero di casa e cosi voi a Crotone (e cosi in altri posti), quindi andiamo oltre le chiacchiere, sapete bene chi sono. Rocco, Salvatore, Ciccio (che non siete in questi arresti), questa cosa e altro mi ha toccato molto e ho preso una decisione, presto aprirò un blog (o altro), dove voglio dirvi come stanno le cose, vi parlerò con comprensione, empatia e onestà, vi parlerò a cuore aperto per dirvi che certe cose non appartengono più a questa epoca. Tutti noi siamo figli di “mamma ndrangheta”, fratelli di sventura e cosi questo bambino, che è per me, come un fratellino e per lui e altri, faremo con il Comitato di tutto nel nostro piccolo per proteggerli e aiutarli. Saremo vigili a non farli rientrare in contesti speculativi o strumentali, se mai ci fossero da parte di altri. Parlerò in questo Blog agli ex compari di Reggio, Crotone, Sinopoli, Santa Eufemia di Aspromonte, Gioiosa Jonica etc; parlerò ai Grande Aracri, De Stefano, Arena, Nicoscia, Piromalli, Bellocco,Pesce, Alvaro, Pelle, Mammoliti, Megna, ai mie ex uomini, ai miei familiari etc. Tanto sapete mi conoscete tutti e se alcuni di voi non personalmente, sapete chi sono e chi era mio nonno, mio zio Gianni la mia famiglia. Vi voglio chiedere è vita questa? E’ davvero questo che volete per i vostri figli e le nuove generazioni? Non basta cosa stiamo vivendo noi? Lo so che lo Stato, l’associazionismo antimafioso e altri possono e devono fare di più, ma anche voi dovete creare le condizioni. Si può collaborare e capisco che per noi e difficilissimo quasi impossibile, o tenere i soldi che avete fatto e dissociarvi, fermarvi e se necessario per partire. Non lo vedete che adesso cercheranno anche di prendersi i vostri figli? Giustamente come dargli torto se gli date l’educazione ‘ndranghetistica? Quanti di voi sono a 41 bis? E’ vita questa per voi e soprattutto per le vostre famiglie? Quanti cari amici o parenti morti ammazzati abbiamo ognuno di noi? Non siate affrettati nel criticarmi conosco bene mamma ‘ndrangheta, vedrete che parlerò con il cuore in mano capendo tante e tante difficoltà che ci sono, vi racconterò cosa c’è di buono o di male da questa parte e perché è giusto farne parte. Io che non sono migliore di nessuno e con tanti miei peccati alle spalle, saluto a tutti.( Luigi Bonaventura)

Dall’altra parte il Comitato Sostenitori CdG, con la presidente dott.ssa Valeria Sgarlata dichiara – in riferimento a tale fenomeno – quanto segue:

Con tutto il Comitato in Italia e l’ONG mondiale che stiamo creando, interverremo per far prevalere la cultura e la prevenzione in tutte le zone dove “vivono le mafie”:’ndrnagheta, mafia, camorra ecc, saremo a disposizione degli avvocati e di chiunque vorrà intraprendere il percorso di collaborazione perché il “dono della vita” dei bambini e il loro futuro è “il nostro impegno principale”, ma – sottolinea la dott.ssa Sgarlata – non abbandoneremo le famiglie di chiunque si affiderà alla giustizia e a noi del Comitato. E’ tempo di cambiare il modo di fare antimafia, è tempo di interventi seri e soprattutto del fare: i bambini sono il futuro della nostra Nazione e del cambiamento”.

Il messaggio della presidente del Comitato è chiaro, come è chiaro il messaggio lanciato da Luigi Bonaventura a chi, in Calabria, lo ha conosciuto come ‘ndranghetista e adesso, dopo tanti anni di collaborazione con lo Stato, come testimonial anti-‘ndrangheta.

Giovanni Taormina e Luigi Bonaventura

Il Comitato CdG a protezione del giornalista Taormina.

Il Comitato CdG a nome del presidente dott.ssa Valeria Sgarlata e di tutti i sostenitori,rinnova la vicinanza al giornalista Giovanni Taormina ed esprime ancora una volta piena solidarietà e sostegno all’impegno che lo stesso giornalista sta portando avanti nel Friuli.

Già ieri IlFormat,con un articolo che qui ripubblichiamo,ha messo in evidenza alcune analogie che legano Taormina alla nostra lotta e alle dichiarazioni rilasciate,durante l’intervista dello stesso al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura,che qui vogliamo evidenziare con le video interviste e le dichiarazioni che hanno già portato minacce e intimidazioni al giornalista RAI.

Ecco la prima intervista che racchiude le prime due puntate:

Secondo e ultimo video della terza intervista:

Se avete ascoltato bene le video interviste,ciò che seguirà è l’unica verosimiglianza a ciò che sta accadendo attorno a Taormina e ai giornalisti che hanno intervistato,su tali argomentazioni,il nostro Luigi.

Minacciato nuovamente il giornalista RAI Taormina dopo la sua intervista col pentito Bonaventura.

Articolo di Maurizio Inturri,

Fonte IlFormat.info

Nuova minaccia al giornalista Giovanni Taormina: è possibile un “filo rosso” dopo la sua intervista al pentito Luigi Bonaventura.

Giovanni Taormina, ieri mattina, ha trovato sul sedile della sua auto fiat Croma, posteggiata sotto casa e chiusa con chiusura centralizzata, tre proiettili ed ha avvisato immediatamente le forze dell’ordine che giunti sul posto hanno confermato che i proiettili sono dello stesso calibro dell’altra volta, 6,35”circa quattro mesi fa fu recapitata al giornalista, presso la sede RAI di Udine, una busta contenente due proiettili e una foto col suo volto cerchiato e coperto da una croce.

Taormina, giornalista della RAI, si occupa della questione legata alla “criminalità organizzata” da anni ma ultimamente – cioè poco prima del primo episodio di minaccia – aveva intervistato il “super collaboratore di giustizia” Luigi Bonaventura, lo stesso che da anni collabora con diverse, forse tante, procure italiane dalla Calabria fino a Trieste.

Taormina con Bonaventura avevano toccato (durante l’intervista) il tema mafia – appalti, o più precisamente il terzo livello di Giovanni Falcone, perché proprio lì nel Friuli è scattato – grazie al contributo di Bonaventura – il primo 416-bis nella storia del Nord a carico della ‘ndrina Iona.

Proprio Taormina che per mestiere si occupa di giornalismo di inchiesta racconta il territorio, di quanto sia pericoloso perché raccontare dei traffici illeciti che in quel territorio si legano mafie e ’ndrangheta con criminalità dell’EST, e quindi tutto ciò che riguarda rifiuti immigrazione clandestina, scambio e pulizia di soldi con moneta elettronica (bitcoin) lo vede protagonista.

Quello di ieri, dopo 4 mesi dal primo episodio, rappresenta il “timore” per la criminalità organizzata che tutto venga scoperto e che gli affari e i traffici di droghe che arrivano in Veneto possano terminare, quindi i giornalisti come Taormina devono essere fermati da “mamma santissima”, ovvero da madre ‘ndrangheta con intimidazioni di foto cerchiate e proiettili 6.35 ma non solo…

Nonostante tutti quanti abbiamo inviato messaggi di solidarietà al giornalista Giovanni Taormina, ancora una volta il “pentito infame” figlio di “mamma ‘ndrangheta della ‘ndrina Vrenna – Bonaventura” viene dimenticato e censurato.

Oggi si riunirà la commissione di sicurezza per decidere se assegnare o meno al giornalista Taormina una scorta e almeno una videosorveglianza, perché è strano – secondo quanto appreso dalle nostri fonti – che sia stato abbandonato nonostante i perseguimenti e pedinamenti sospetti che lo stesso ha subito in questi ultimi mesi nonostante li abbia denunciati.

Il Comitato CdG ringrazia la redazione de IlFormat per la concessione dell’articolo.

Luigi e Paola Bonaventura

L’antimafia a conduzione familiare

E’ un giorno speciale a casa “Bonaventura”,i due coniugi che insieme lottano per un futuro migliore!

Diciannove anni di matrimonio,due figli,una storia incredibile e speriamo a lieto fine per il nostro testimonial Luigi Bonaventura,lui che da anni è uscito da una criminalità la “‘ndrangheta” che non gli apparteneva e non voleva,ma che qualcuno ha cresciuto “obbligandolo” a seguire la tradizione di generazione a generazione che si tramanda da padre in figlio! (qui la storia)

Ma l’ex boss del “clan Vrenna-Bonanventura” non ha voluto continuare questo “assurdo passaggio generazionale”,e per evitare questo ai suoi figli ha scelto di “collaborare con la giustizia” e regalare un futuro migliore ai suoi figli!

Mai incriminato per omicidio o arrestato per associazione mafiosa,eppure lui “sgarro“,sapeva tutto e tanto ha fatto e continuare a fare con diverse procure,e giù arresti su arresti,sequestri soldi e smantellamento di cosche mafiose.

Al suo fianco sempre la moglie Paola,ignara fino la sera in cui ha deciso di cambiare di cambiare vita,con lei,Luigi continua a lottare affinchè nella “Calabria” e nelle famiglie delle “‘ndrine” smettano di obbedire a questo passaggio di “testimone da padre a figlio“.

Impegnati dal lontano 2007,giorno in cui ha iniziato a collaborare con la giustizia,sono trascorsi ben dodici lunghi anni di sofferenze,preghiera,solitudine e umiltà solo con l’obiettivo di poter cambiare le cose per i tanti che come la sua famiglia si trovano in quella situazione che vivevano fino al 2007,per il bene e il futuro dei figli!

Una famiglia,Luigi e Paola,impegnata a fare antimafia e aiutare i diversi familiari e collaboratori di giustizia,soli hanno fondato il Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia – adesso gestito da gente comune . mentre loro conducono la Pagina Facebook “Rete Antimafie Famiglia Bonaventura” insieme a Barbara S. e altri onesti cittadini.

Ma oggi,come leggiamo dal suo profilo facebook,non possiamo che riportare che le splendide parole che dedica alla moglie Paola,queste parole dicono tutto di Luigi:

“E con oggi sono 19 che mi hai preso per mano e mi hai insegnato a combattere per i valori della vita .Ma chi te l’ha fatta fare.? Tu sei la mia eroina .Ti amo”

Noi del Comitato sostenitori CdG non potevamo che augurargli un buon cammino con la la sua adorata Paola e i suoi figli!

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

Valeria Sgarlata risponde a Ignazio Cutrò:Collaboratori e testimoni pronti ad una tavola rotonda!

Le dichiarazioni rese dal super boss Giuseppe Graviano,in videoconferenza,ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria,durante il corso dell’udienza «‘Ndrangheta stragista »,non potevano lasciare indifferenti i “Testimoni di giustizia e i Collaboratori di Giustizia

Bene a fatto,Ignazio Cutrò,ha denunciare pubblicamente – tramite Antimafiaduemila – la sua indignazione,marcando anche le “falle” di un sistema di protezione che non garantisce sicurezza e affidabilità per i protetti,quali:Collaboratori di Giustizia,come unica arma per sconfiggere la criminalità organizzata,e dall’altra dei Testimoni di Giustizia, come persone pronte a lottare per la legalità e supportare tutti i commercianti onesti.(qui l’articolo)

A rispondere al Presidente della Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia,Ignazio Cutrò,è direttamente Valeria Sgarlata,Presidente del Comitato Sostenitori Collaboratori di Giustizia,che intervistata dichiara quanto segue:

“In qualita’ di Presidente del Comitato Sostenitor CdG ringrazio Ignazio Cutro’ per l’ apertura nei confronti dei Collaboratori di giustizia,categoria spesso dimenticata,nonostante come afferma nella lettera pubblicata su antimafiaduemila (richiamando Giovanni Falcone),sia l’unica arma a disposizione dello Stato per neutralizzare la CriminalitàOrganizzata.

Purtroppo,continua Valeria Sgarlata,da dicembre ad oggi,a morire crivellati da proiettili o in un modo dubbio è proprio la Categoria dei Collaboratori,basta vedere gli ultimi avvenimenti (omicidio Bruzzese e Orazio), questi l’ennesima goccia di un sistema che non garantisce sicurezza nè ai testimoni,nè ai collaboratori,nè alle procure.

Non dobbiamo dimenticare – dichiara Sgarlata – che le famiglie e i figli dei collaboratori di giustizia,non sono diversi dai “figli e familiari” dei testimoni di giustizia, la sofferenza e la discriminazione non guarda CATEGORIE,colore o razza,ed è qui il “nodo cruciale” della questione:Diritto allo Studio e alla Salute, Diritto al Lavoro per i familiari con un adeguato inserimento nel mondo lavorativo,cambio generalità, capitalizzazione certa e soprattutto rispetto per la Dignita’ Umana,sono elementi di diritto costituzionale inviolabili.

Noi come Comitato saremo ben lieti di confrontarci con i Testimoni di Giustizia, per cercare di trovare dei punti comuni e un dialogo sui temi che riguardano entrambe le categorie,ma ora e subito!

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

È proprio ieri,a Napoli,si realizzava l’ennesimo annientamento di un “pentito”,con l’agguato al figlio,parliamo di Giuseppe,figlio del famoso ex camorrista Salvatore Torino,passato nelle file dello Stato nel 2008.(qui l’articolo)

Bisogna affrettarsi e non perdere tempo,soprattutto dopo le dichiarazioni di Graviano,con cui senza mezzi termini ha lanciato un segnale forte,ammettendo che dal 41 bis si hanno contatti con l’esterno!

Questa la sua dichiarazione in videoconferenza:

Buongiorno – ha detto il boss stragista, imputato nel processo assieme a Rocco Santo Filippone, rilasciando dichiarazioni spontanee – il signor Pennino lo ha incontrato qualche mese fa un mio familiare a Roma. E’ stato lui a farsi sentire. Quest’anno è successo. L’ha chiamato e gli ha detto: ‘Come stai? Se hai bisogno di qualche cosa sono disponibile. La stessa notizia mi è arrivata mentre io ero ad Ascoli Piceno, dove sono stato detenuto tra il 2014 e il 2017. Allora era assieme ad un’altra persona che poi ha fatto allontanare dicendo: ‘Questo è il poliziotto che mi scorta’. Quindi per farvi notare che da quando lo cercate è stato incontrato a Roma. A me interessa sentire Pennino per poter smentire, Spatuzza, Drago e quello che è stato scritto sull’ordinanza su Pennino. Quindi se per gentilezza, non so con chi dovete parlare. Se lei (rivolgendosi al Presidente) vuole sapere qualcosa di più preciso io mi posso informare e le farò sapere il punto dove è stato incontrato”. (qui l’articolo)

Maurizio Inturri

Luigi Bonaventura

Ndrangheta.L’ex boss Luigi Bonaventura:l’Europa conti su di noi!

Ritorna a lottare Luigi Bonanventura,ex boss della ‘ndrina Vrenna – Bonaventura,da anni collaboratore di giustizia che,ad oggi collabora con diverse procure e diversi procuratori.

Lui,Bonaventura,che da anni racconta della piramide delle ‘ndrangheta dalla Calabria al Nord,dall’Italia all’Europa,dal narcotraffico alla moneta elettronica (criptovaluta), non ha sbagliato una virgola nelle sue dichiarazioni.

Ieri,infatti,l’allarme lanciato dalla Germania che si vede circondata dalla criminalità organizzata tutta proveniente dall’Italia!

Le varie procure e procuratori non si sono sbagliati ad affidarsi all’ex boss,che da quando è passato dalla parte dello Stato continua la sua lotta nelle file dell’antimafia e della cultura etico –morale.

Impegnato col Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia,si occupa dei familiari dei cosidetti “pentiti”,denunciando l’abbandono da quella parte di società, politica e sistemi deviati che li vorrebbe morti.

Le sue affermazioni sono in linea con quelle rilasciate nel 1990 da Giovanni Falcone pubblicamente (qui per ascoltare le parole di Giovanni Falcone),più sicurezza ai collaboratori di giustizia per scoprire tutte le verità,in un luogo sicuro e con la giusta protezione nei tribunali le loro dichiarazioni sono importanti.

Un segnale forte e pericoloso quello di Luigi Bonaventura,per quella criminalità organizzata che lo vorrebbe morto,come già successo ad alcuni pentiti negli ultimi anni.

Il Comitato sostiene i veri eroi – dichiara – “le famiglie” dei collaboratori di giustizia,senza di loro la nostra vita non avrebbe senso.

L’Europa pensa e la Germania si mobilità per dare un colpo di grazia alle “mafie”, sono a conoscenze che il centro della criminalità organizzata è l’Italia,ed è per questo che la questione politica si fa interessante nell’UE al fine di prevenire e combattere,e chissà se tra gli specialisti si potrebbe aprire una nuova frontiera per i “collaboratori di giustizia eccellenti”.

Questo è il mio pensiero,e forse non solo,in un futuro prossimo che mira diritto a mettere la parola al “passato oscuro” che annienta i sistemi nazionali e le politiche di ricostruzione.

Maurizio Inturri

Lea Garofalo e fratelli Cosco

Si pente il killer della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo

Stamane,2 giugno 2019,sarà una giornata storica.Si pente il Killer di Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia calabrese,sequestrata a Milano,uccisa e poi bruciata nel novembre del 2009.

Lui,Vito Cosco,condannato all’ergastolo per l’omicidio e la distruzione del cadavere della donna di 36 anni, in concorso con il fratello Carlo, compagno di Lea Garofalo, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino,scrive una lunga lettera dichiarando quanto segue:

“Non ho  giustificazioni per quello che ho fatto: se esiste un aldilà ho bisogno che la vittima continui a disprezzarmi per non aver fatto nulla per fermare quella follia”. 

E ancora:

“La verità – scrive – è che io sono morto poco meno di dieci anni fa, insieme alla vittima, ma ancora non lo sapevo. Adesso lo so e sono pronto ad accettare qualunque cosa il destino mi riservi”.

La lettera scritta insieme all’ergastolano Alfredo Sole,in quanto facenti parte del Gruppo della trasgressione, – creato più di 20 anni fa su iniziativa dallo psicologo Angelo Aparo per il recupero di detenuti attraverso l’auto-percezione delle proprie responsabilità – continua a negare di aver attirato in trappola e ucciso assieme al fratello Lea Garofalo, in un appartamento in piazza Prealpi a Milano, ammettendo solo di aver aiutato Carlo Cosco a occultare il cadavere, trovato nel 2012 in un capannone a Monza.

Nella lettera continua Cosco,scrive:

“Ho un fratello più piccolo di me che commise un grave delitto e,a cose già fatte, coinvolse anche me. Mi chiedo come ho potuto oltraggiare un corpo ormai senza vita. Forse è ancora presto per chiedere perdono”.

Continuando,scrive ancora:

“Si può vivere una vita intera e giungere alla fine senza quasi avere rimpianti oppure,come nel mio caso, la fine del nostro ciclo vitale arriva a tutta velocità come una locomotiva impazzita che travolge tutto (…). I miei valori sono cambiati, vorrei che ci fosse un grosso pulsante rosso da poter pigiare e, all’improvviso, il mondo che va all’indietro fino a quel maledetto momento – conclude – quando avrei potuto capire, rifiutarmi e, forse, comprendere quello che stava accadendo e fermarlo”.

In pochi ricorderanno la storia di Lea Garofalo,calabrese di Potilia Policastro,in provincia di Crotone,che testimoniò contro il marito, il cognato e altri personaggi legati alla ‘ndrangheta e alla famiglia d’origine.

Quando la sentenza di condanna per Cosco &Co. divenne definitiva,alla sorella Marisa Garofalo, sorella di Lea,la prefettura di Crotone comunicò il non potersi a procedere al risarcimento previsto per le vittime di mafia,adducendo quanto segue:

“La Signoria vostra non risulta essere del tutto estranea ad ambienti e rapporti delinquenziali”

Il fratello e il padre furono uccisi più di undici anni fa nella guerra tra le cosche locali,Lea stessa decise di uscire dal programma, dopo essersi accorta che l’ex compagno e i suoi complici avevano scoperto la “località segreta” in cui s’era rifugiata.

Da alcune intercettazioni dei Carabinieri,inoltre,risultò che Marisa Garofalo e sua madre Santina si erano fatte avanti “onde propiziare il ritorno di Lea nel borgo natio, al riparo da eventuali ritorsioni”, e che lui stesso aveva “ottenuto, a tal fine, le rassicurazioni dei fratelli Cosco”.

Gli investigatori dedussero anche che “la famiglia originaria di Marisa Garofalo è sempre stata contigua alla criminalità organizzata di Petilia Policastro e aree limitrofe”.

Insomma,la storia e le verità su Lea Garofalo non sono concluse,e noi cercheremo di chiarirle!

Giovanni Falcone CdG

Giovanni Falcone,un padre indimenticabile per i collaboratori di giustizia.

Il Comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia,i Collaboratori tutti e i loro familiari, commemorano questo giorno,23 maggio,ricordando quell’uomo divenuto magistrato e amico dei “pentiti”,Giovanni Falcone.

Non possiamo non onorare il giudice che ha riscritto un’intera storia di mafia,quel magistrato uomo che aveva capito come attuare le regole per sconfiggere la mafia e dall’altra come abbattere i muri dell’onore,rimanendo al proprio posto e a difesa dello Stato, ma aprendo le porte a tutti i boss che volevano dissociarsi da quella vita maledetta e da quelle barriere separatiste, fino ad allora vigenti,che non permettevano la dissociazione da quella di dannati senza speranza.

Ritroviamo quanto premesso in alcuni libri e interviste, anche se rare,che Giovanni Falcone ha potuto concedere.

Come è possibile dimenticare questo magistrato uomo o strumentalizzarne questo eroe e la sua immagine?

Eppure,in questi giorni, sta accadendo questo!

Egli fu il primo a convincere un mafioso a collaborare con la giustizia, Tommaso Buscetta, e questo “pentimento” lo si deve proprio alle caratteristiche umane di Falcone;possiamo, quindi, dire che il primo pentito italiano decise di pentirsi proprio per la fiducia e la stima che nutriva nei confronti di Falcone.

Lo stesso magistrato siciliano nel libro “Cose di cosa nostra”, scritto a quattro mani con la giornalista Marcelle Padovani, si riconosceva questo ruolo:

“Sono dunque diventato una sorta di difensore di tutti i pentiti perché, in un modo o nell’altro, li rispetto tutti, anche coloro che mi hanno deluso, […]. Ho condiviso la loro dolorosa avventura, ho sentito quanto faticavano a parlare di sé, a raccontare misfatti di cui ignoravano le possibili ripercussioni negative personali, sapendo che su entrambi i lati della barricata si annidano nemici in agguato pronti a far loro pagare cara la violazione della legge dell’omertà”.

Giovanni Falcone invitava addirittura a fare di più, a provare a mettersi nei loro panni, nei panni dei pentiti:

“Provate a mettervi al loro posto: erano uomini d’onore, riveriti, stipendiati da un’organizzazione più seria e più solida di uno Stato sovrano, ben protetti dal loro infallibile servizio d’ordine, che all’improvviso si trovano a doversi confrontare con uno Stato indifferente, da una parte, e con un’organizzazione inferocita per il tradimento, dall’altra”.

E lui stesso dirà:

“Io ho cercato di immedesimarmi nel loro dramma umano e prima di passare agli interrogatori veri e propri, mi sono sforzato sempre di comprendere i problemi personali di ognuno e di collocarli in un contesto preciso. Scegliendo argomenti che possono confortare il pentito nella sua ansia di parlare. Ma non ingannandolo mai sulle difficoltà che lo attendono per il semplice fatto di collaborare con la giustizia. Non gli ho dato mai del tu, al contrario di tanti altri; non lo ho mai insultato, come alcuni credono di essere autorizzati a fare, e neppure gli ho portato dolci siciliani, come qualcuno ha insinuato. Tra me e loro c’è sempre un tavolo, nel senso proprio e metaforico del termine: sono pagato dallo Stato per perseguire dei criminali, non per farmi degli amici”.

“Conoscere i mafiosi – ha proseguito poi Falcone – ha influito profondamente sul mio modo di rapportarmi con gli altri e anche sulle mie convinzioni. Ho imparato a riconoscere l’umanità anche nell’essere apparentemente peggiore; ad avere un rispetto reale, e non solo formale, per le altrui opinioni. Ho imparato che ogni atteggiamento di compromesso – il tradimento, o la semplice fuga in avanti – provoca un sentimento di colpa, un turbamento dell’anima, una sgradevole sensazione di smarrimento e di disagio con se stessi. L’imperativo categorico dei mafiosi, di “dire la verità”, è diventato un principio cardine della mia etica personale, almeno riguardo ai rapporti veramente importanti della vita. Per quanto possa sembrare strano, la mafia mi ha impartito una lezione di moralità”.

Lui stesso,ancora, disse:

“Questa avventura ha anche reso più autentico il mio senso dello Stato. Confrontandomi con lo “Stato-mafia” mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo”.

Luigi Bonaventura,collaboratore di giustizia,passato dalla ‘ndrangheta all’antimafia,oggi testimonial del “comitato sostenitori dei CdG”,così ha dichiarato:

Il Dott.Falcone ha trattato noi pentiti con comprensione,empatia ed esempio,e questo a mio modesto avviso è il vero metodo da adottare per sconfiggere le mafie,togliendogli uomini e terreno, e mano a mano diffondendo agli stessi “pentiti”cultura di legalità umanità e altruismo,solo così questa cultura potrà diffondersi anche dopo la nostra morte,come un seme diventa albero,così i nostri figli e le nostre future generazioni possono divenire semi per altri alberi,in un territorio marcio.

Già ieri,un altro passo importante a livello transnazionale è balzato agli occhi dell’intera comunità europea. A margine dei lavori della ventottesima sessione della Commissione per la Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale (CCPCJ) delle Nazioni Unite,e dopo un incontro aperto con gli interventi,prima dell’Ambasciatore Maria Assunta Accili,Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna,a seguire da:John Brandolino,Direttore dei Trattati dell’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Droga e il Crimine e da Cesare SirignanoSostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo,la stessa Accili ha dichiarato:

la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale fornisce una base per il riconoscimento transnazionale dello status di testimone nei procedimenti giudiziari, includendo i collaboratori di giustizia.

Un altro importantissimo riconoscimento che vede fondamentale il contributo dei collaboratori di giustizia nei processi a livello internazionale.

Per tale motivo, per noi del Comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia, la figura di Giovanni Falcone rappresenta qualcosa di più, un legame tra ciò che eravamo e quello che siamo diventati, anche se in molti disprezzano i Collaboratori di giustizia e soprattutto i loro figli e familiari.  

Un ringraziamento ai quanti ci stanno sostenendo,giunge dalla nostra presidente Valeria Sgarlata,in questa particolare giornata di commemorazione in onore di Giovanni Falcone.

ComitatoCdg in Europa

Il COMITATO SOSTENITORI CDG riconosciuto in Europa

Non si ferma il Comitato sostenitori CdG,fondato da Luigi Bonaventura e Valeria Sgarlata (presidente dello stesso),che insieme a tante persone incensurate sta portando avanti un nuovo progetto di antimafia 3.0 in tutta Europa.

Il Comitato,oggi con numerosi sostenitori,iniziò con una semplice pagina Facebook a diramare notizie riguardanti i collaboratori di giustizia che vivevano nel silenzio,e purtroppo diseredati dalla società civile;ma oggi è diverso,si respira aria nuova e di rinnovamento.

Con impegno,ognuno porta supporto ai collaboratori di giustizia ed ai loro familiari (veri testimoni di legalità),sia in Italia che all’estero;avete capito bene,alcuni ex collaboratori si sono rifatti una vita all’estero,ma non per questo vivono bene!

Grazie al sito web creato dal Comitato (qui per vederlo),la pagina ufficiale Facebook (qui per seguirla) e il canale ufficiale di Youtube (qui per vedere i video),ognuno del team cerca di informare e diffondere la cultura dell’antimafia,senza dimenticare nessuno.

Luigi Bonaventura già da tempo aveva iniziato il percorso di informazione tramite interviste,ma oggi il fenomeno più incisivo della “criminalità organizzata”,dove la ‘Ndrangheta detiene il ruolo primario con la sua sede principale proprio qui in Italia,ha spinto giornalisti di tutta l’Europa a chiedersi il perché di questo fenomeno inarrestabile,così le interviste da una parte di Luigi Bonaventura rilasciate a giornalisti della Svizzera,hanno rotto il silenzio ovunque.

In Italia,Rainews,ha intervistato Bonaventura,altri collaboratori di giustizia ed alcuni ex,grazie a Giovanni Taormina,ha raccolto testimonianze importanti che hanno portato – purtroppo – anche all’ intimidazione dello stesso (leggi qui per approfondire).

Il comitato ha proseguito con le testimonianze riprese da RSI (RSI Radiotelevisione Svizzera),che ha visto il confronto,dopo le testimonianze di Bonaventura, tra Antonio de Bernardo, sostituto procuratore della divisione distrettuale antimafia di Catanzaro e Sergio Mastroianni, procuratore federale, responsabile per la lotta al crimine organizzato federale.

Condoglianze ai familiari di Domenico Cricelli

Noi del Comitato Sostenitori dei Collaboratori di giustizia,ci stringiamo al lutto dei familiari di Domenico Cricelli,è difficile trovare le parole in questi momenti,quindi abbiamo pensato di esprimervi vicinanza con senno del poi..

Spesso la vita ci mette di fronte a prove che sembrano impossibili da affrontare, spesso la vita ci porta a chiederci il perché di tale prove, il perché di così grandi dolori. Spesso la vita ci fa inciampare in quella che sembrava una semplice strada dritta e ben asfaltata, ma che si rivela ricca di buche, insidie e ostacoli sui quali cadere. Oggi fa male, domani lo farà ancora e per sempre un pò di questo dolore rimarrà nel cuore.Ma, è la vita stessa a dare,regalare e togliere quel che ci da,Domenico ha dimostrato che cambiare si può e lottare (per ciò che conta),è un dovere!

Era il 12 luglio 2018,quando Domenico Cricelli, in audizione davanti a giudici e PM,in un processo in cui era imputato,dichiarò quanto segue:

«In queste condizioni morirò

e per questo vi chiedo di andare

in un posto in cui potermi curare».

Domenico era già gravemente malato,e già allora,lo stesso dichiarò che non gli venivano somministrate le cure..

Lo stesso,dichiarerà in quella audizione,ancora:

«Da quindici giorni attendo la somministrazione di farmaci indispensabili per me che non arrivano,io chiedo di essere processato da vivo e non da morto. Voglio andare in un posto in cui potermi curare ma se nessuno mi fa uscire morirò presto».

Si aggiunsero gli appelli dei suoi avvocati,Luigi Li Gotti, suo difensore insieme a Giuseppe Cichella, che rivolgendosi al tribunale (presidente Sergio Umbriano, a latere Lorenzo PrudenzanoEnrico Pompei) disse:

«Ricordatevi che l’imputato è affidato alla vostra tutela come detenuto e che la giustizia è umanità. Parliamo di un uomo che sta molto male e che chiede aiuto. Abbandonate il formalismo».

Ma chi era Domenico Cricelli?

Era fra i più attendibili collaboratori di giustizia dell’intera Calabria. Alcune sue dichiarazioni aspettano ancora, dopo anni, di essere adeguatamente valorizzate!

Deceduto all’età 51 anni, come collaboratore di giustizia,un male incurabile non gli ha dato scampo,eppure entrato nel programma di protezione nel 2004,teste prezioso per la Dda di Catanzaro le cui dichiarazioni sono state fondamentali per i processi:

  • “Dinasty-Affari di Famiglia”contro il clan Mancuso – la cui operazione è scattata nell’ottobre del 2003;
  • “Odissea” contro il clan La Rosa di Tropea – la cui operazione risale al settembre del 2006.

Le sue testimonianze sono state ritenute dai giudici più che credibili e attendibili, dando un aiuto prezioso agli inquirenti per fare luce sugli appalti ed i subappalti attorno alla costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia,i quella che fu denominata inchiesta “Ricatto” della Procura di Vibo.

Cricelli aveva in particolare raccontato ai magistrati della Dda di Catanzaro di tangenti,riunioni in un residence di Briatico per spartirsi l’appalto legato alla costruzione del nuovo ospedale alla presenza di politici e imprenditori di primo piano.

Tali dichiarazioni,però,non furono valorizzate in quel processo rimasto alla Procura di Vibo,che vide il cambio di pm e collegi giudicanti,e che finì con prescrizioni e assoluzioni. 

Anche se le dichiarazioni di Domenico Cricelli,attualemte sono finite negli atti dei verbali dell’inchiesta “Black money”, dove lo stesso ha dettagliatamente spiegato i legami ed i rapporti di attuali personaggi politici di primo piano del Vibonese,anche tuttora in carica,non era forse così importante tentare di tutto per curarlo,questa è la storia dietro le quinte dei Collaboratori di Giusitizia!

Certamente l’Italia ricopre il primato delle disuguaglianze,Marcello Dell’Utri,ad esempio,detenuto dal 2014,quando diventò definitiva la sua condanna a sette anni per concorso esterno a Cosa nostra ha lasciato il carcere di Rebibbia,anche dopo essere condannato,soprattutto, per minaccia a corpo politico dello Stato, dopo la sentenza sulla “ Trattativa Stato – Mafia”,semplicemente perché era a :

“Rischio morte improvvista” – A incidere sulla decisione di concedere all’ex parlamentare il differimento della pena è la situazione del suo cuore: secondo i medici, infatti, l’ex politico siciliano poteva morire all’improvviso.

Questa è la “disuguaglianza” sulla vita,questo – forse – è il vero motivo per cui non riusciremo mai a sconfiggere la “criminalità organizzata”.

Un ringraziamento da parte del Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia,

ai quanti si stanno stringendo attorno alla famiglia!

R.I.P. Domenico Cricelli

Napoli.Figlio di camorrista scende in piazza dopo il ferimento di Noemi.

Napoli scende nuovamente in piazza dopo l’ennesima sparatoria per le strade,questa volta,lasciando in fin di vita una bambina di 4 anni,Noemi.

Disarmiamo Napoli è stato chiamato questo corteo che chiede fortemente ” misure straordinarie” per fermare le sparatorie (tipo far west) nelle strade,episodi in cui la camorra balorda miete vittime innocenti. 

A questo corteo hanno partecipato, sia Arturo Puoti,il giovane che fu aggredito e ferito da una baby gang ,sia il figlio di un noto camorrista, Antonio Piccirillo che si è dissociato dal padre.

Arturo,la cui storia è molto conosciuta a causa delle molteplici coltellate ricevute che sollevò un caso mediatico, di non poco conto,  vogliamo riproporvela,in quanto può farvi capire meglio le dinamiche di Napoli.

Ecco la dichiarazione che Arturo ha reso,con coraggio, in questa manifestazione:

«So quello che provano i genitori e quello che in futuro potrebbe provare la bambina, per questo ha tutta la mia solidarietà», dice Arturo Puoti, «è incredibile che a Napoli ci sia ancora una situazione del genere. Servono misure straordinarie, dall’alto e dal basso. A Noemi dico: “Vai forte sorellina, che ce la fai”».

Antonio Piccirillo,invece,si è rivolto ai figli dei boss, come lui con queste parole:

«Sono il figlio di Rosario Piccirillo, che è un camorrista, ha fatto scelte sbagliate nella vita. Io voglio lanciare un messaggio a noi figli di queste persone: “Amate sempre i vostri padri, ma dissociatevi dai loro stili di vita, perché non pagano. Sarete pregiudicati per tutta la vita e se noi figli non faremo passi avanti, resteremo fossilizzati in questa cultura priva di etica. La Camorra ha sempre fatto schifo. I camorristi non rispettano nessuno».

Per quanto riguarda la piccola Noemi,stando all’ultimo bollettino medico,di ieri 5 maggio, i medici hanno fatto sapere che la bambina è ancora sedata e collegata al ventilatore meccanico.

A Napoli le storie si ripetono spesso e volentieri, non possiamo dimenticare gli eventi drammatici di una città alla “Gomorra”,ma non come film bensì la realtà irrefrenabile e inarrestabile!

Noi del Comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia siamo vicini a Noemi, e a tutte le vittime innocenti di questa guerra balorda!

Omicidio Orazio Pino:I pentiti e i loro familiari perdono fiducia nello Stato

L’assassinio dell’ennesimo “pentito” Orazio Pino,ex killer di Cosa Nostra catanese,ha creato uno strappo di “fiducia” tra lo Stato,da parte, e i collaboratori di giustizia ed ex,dall’altra. Ma,in passato,anche il ministro dell’interno Salvini ci aveva messo di suo con le seguenti parole:”sono tanti i collaboratori di giustizia e i loro familiari”,ma cosa intendeva dire veramente con tale dichiarazione?

Non c’è voluto molto tempo per far traboccare un bicchiere già stracolmo di sangue;in pochi mesi, tra familiari di collaboratori di giustizia minacciati e assassinati,pentiti costretti a farsi le valigie più volte durante l’anno per essere trasferiti altrove,ed ex collaboratori costretti a fuggire all’estero per evitare di essere uccisi,il bicchiere si è versato!

Quello di Orazio Pino,malgrado non fosse conosciuto nella città in cui viveva come pentito (sic),ma come commerciante onesto,e timbrato per legge  solo nel 2016 da una interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Genova in quanto “mafioso” –  un marchio indelebile – ,segue la strada di tante morti strane, come quelle che seguono:

  1. 13 aprile 2019,Domenico Cera, il cui cadavere era stata trovato in auto nella campagne di Ripoli di Mosciano (Teramo),causa:stroncato da un infarto;
  2. 26 dicembre 2018,Marcello Bruzzese, fratello di un pentito di ‘ndrangheta, ucciso in pieno centro a Pesaro il giorno di Natale, con decine di colpi di pistola,sotto protezione dal 2008!
  3. Gerardo D’Urzo, 51 anni, di Sant’Onofrio, che avrebbe dovuto testimoniare in video-conferenza da una località protetta nell’ambito di un processo Libra a Vibo, ma i magistrati egli avvocati hanno scoperto dopo 4 mesi che  era deceduto,come mai?
  4. Maria Concetta Cacciola, figlia del boss della ‘ndrangheta Gregorio Bellocco, madre di tre figli,fu trovata morta e successivamente si scoprì che la causa non era suicidio,ma era stata uccisa dai suoi familiari,perchè?
  5. 29 gennaio 1998,Anna Sodano,camorrista,voleva diventare collaboratore di giustizia e ne nacque un “cold case“;
  6. 3 dicembre 1994,Mario Scala,camorrista,voleva collaborare con lo Stato,spariti misteriosamente,chi sapeva?
  7. 18 marzo 2000,Gennaro Busiello,come Sodano e Scala,epurati è stato dichiarato,ma come è possibile che camorristi cantino al vento il pentimento?
  8. 18 marzo 2002,Giuseppe Schisa,come Sodano e Scala,epurato!

Potremmo continuare ma preferiamo fermarci,la scia di sangue è lunga quanto gli arresti e le condanne che hanno fatto emettere,per gli ultimi 4 della lista,invece,non scopriremo mai il loro contributo,purtroppo…

Ma l’aria di paura e insicurezza era nata dopo la seguente dichiarazione del ministro dell’interno Matteo Salvini:

All’ora,il ministro Salvini,quasi a giustificare l’accaduto (come si leggerà in alcune testate),sembrò sottolineare la richiesta del protetto, fatta anni prima,di fuoriuscire dal programma di protezione,ma anche l’ipotesi di non poter offrire a tutti sicurezza adeguata vista la mole dei “collaboratori di giustizia” e dei loro familiari.

Sarebbe d’obbligo chiedersi:se fosse vivo Giovanni Falcone,cosa ne penserebbe di tutto ciò?

Naturalmente lasciamo a voi le riflessioni del caso e naturalmente del video con le dichiarazioni del ministro!

Le paure,sempre messe in evidenza da varie testate e mass media che hanno intervistato diversi “collaboratori di giustizia”,e le varie richieste dell’aumento della protezione,sono state prese forse a cuor leggero?

Eppure lo sappiamo in tanti:

La mafia non dimentica!

Questa è una delle tante storie di mafia e ‘ndrangheta per cui collaboratori giornalistici e giornalisti sono tanti massacrati,questa è una delle tante storie di resistenza contro ogni forma di mafia!

Voi,cosa ne pensate?

Luigi Bonaventura

Adesso basta!Documenti e Garanzie a Luigi Bonaventura e alla sua famiglia!

Utilizzato come “strumento” e chiamato continuamente a “collaborare” dalle varie DDA,Luigi Bonaventura ha sempre rispettato i suoi impegni,fino a ieri in cui si è ascoltato per l’importantissimo processo “Gotha”,ma a sue spese e rischio pericolo,adesso lo Stato deve mantenere i suoi impegni:documenti nuovi con relativi certificati,sicurezza per la famiglia e tutto quanto è previsto per i “collaboratori di giustizia”.

Basta continuare a censurare ciò che Luigi Bonaventura,ex boss di ‘ndrangheta ma da anni “collaboratore di giustizia“,sta facendo per lo Stato a sue spese,rischio e sicurezza;14(quattordici) procure lo hanno dichiarato sempre attendibile e se pur risulta fuori programma il Bonaventura continua a collaborare,ma a quale prezzo?

Questa è una delle tante domande scomode

che nelle varie interviste non viene posta!

Accompagnato da una piccola scorta,raggiunge spesso i luoghi segreti dove deve rendere le sue testimonianze a proprie spese,aggiungendo a queste le spese legali del proprio avvocato,senza contare i rischi che fa correre alla propria famiglia.

Perchè le varie DDA chiedono la sua collaborazione,se è stato messo alla finestra dal programma?

Questa è la domanda chiave che esige una risposta concreta dalle istituzioni,questa è informazione e cultura per chi – ancora oggi – denigra,minaccia,discrimina e censura il buon nome di Luigi Bonaventura!

Le minacce arrivano anche a Luigi Bonaventura

Per noi del ComitatosostenitoridirittiCDG è chiaro che Luigi Bonaventura è un collaboratore di giustizia,non può essere altrimenti visto che viene chiamato a rendere dichiarazioni su importanti processi come il “GOTHA”.

Ma le istituzioni sembrano aver fermato il tempo “su quella legge proposta e in vigore grazie a Giovanni Falcone“,ed allora ci chiediamo:perchè insegniamo e sbandieriamo al mondo che in Italia “nessuno è sopra la legge”,se non viene applicata la L. 15 marzo 1991 n. 82,successivamente modificata dalla L.13 febbraio 2001 n. 45?

Perchè viene censurato che a Luigi Bonaventura e la sua famiglia (come previsto dalla legge),non viene assicurato tutto o in parte,anche intervistando DNA e Politici, quanto segue:

Al collaboratore viene inoltre assicurato: una sistemazione alloggiativa, il rimborso delle spese sostenute per i trasferimenti, per le spese sanitarie (quando non sia possibile avvalersi delle strutture pubbliche ordinarie) e per l’assistenza legale, oltre ad un assegno di mantenimento nel caso di impossibilità a svolgere attività lavorativa, affinché gli sia assicurata una condizione economica equivalente a quella preesistente. Sono anche previste misure di reinserimento sociale e lavorativo quali, per esempio, la conservazione del posto di lavoro o il trasferimento presso altre amministrazioni o sedi (se si tratta di dipendenti pubblici o privati), nonché il diritto a beneficiare di specifiche forme di sostegno alla propria impresa, il diritto a un nuovo posto di lavoro, anche temporaneo, con mansioni e posizione equivalenti a quelle che il collaboratore di giustizia ha perso in conseguenza delle sue dichiarazioni. (qui la legge e la spiegazione)

Noi del ComitatosostenitoridirittiCDG chiediamo ai vari giornalisti e alle forze politiche di chiarire lo status del “collaboratore di giustizia” Luigi Bonaventura e il perchè – come da legge sopra menzionata – il Bonaventura dovrebbe continuare a COLLABORARE!

Avranno apportato modifiche anche all’art.21?

 

 

Giovanni Taormina e Luigi Bonaventura

‘Ndrangheta in Friuli.A Giovanni Taormina, due pallottole per questa intervista?

‘Ndrangheta, mafia e business un intreccio che sta sconvolgendo il nord Italia,dove la RAI con i suoi giornalisti di punti sta scoperchiando i loro più intimi affari..e chissà cos’altro!

È arrivata qualche giorno fa la prima minaccia,fino a Udine nel Friuli Venezia Giulia, al giornalista Giovanni Taormina che ultimamente aveva intervistato l’ex ‘ndranghetista e collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura,della ‘ndrina Vrenna-Bonaventura del crotonese.

Tanto è bastato per far scoppiare la scintilla, e subito busta con proiettili e una foto il cui volto del giornalista era cerchiato? Possibile che le mafie siano davvero scomparse a questo punto in Friuli?

Abbiamo i nostri dubbi visti gli arresti che perpetuano tra Friuli e Veneto,lì dove la Mala del Brenta ha lasciato un segno,lì dove Riina junior ha vissuto,aveva i suoi amici e dove sono scattate censure giornalistiche e processi silenziosi a carico di agenti delle forze dell’ordine.

Dubbi e ipotesi che giornalisti come Taormina,tenaci e coraggiosi,vogliono documentare anche con le interviste a collaboratori di giustizia!

Droga,appalti,movimentazioni terrestri veloci,spostamenti di denaro con tutte le possibili monete del mercato, proprio lì dove tutto è tecnologico e il confine è a due passi,tutto è possibile,e a raccontarlo,in due video separati,sono giornalisti RAI che indagano!

Di sicuro,Giovanni Taormina avrà un tasto fin’ora nascosto bene nel Triveneto,ma che ora diverrà di pubblico dominio!
Mentre le indagini stanno facendo il loro corso e la DDA del FVG,in queste ore,sta stringendo la cerchia dei presunti colpevoli, noi abbiamo l’obbligo di continuare a raccontare!

Queste le nostre ipotesi!

Da quanto riscontrato nelle dichiarazioni della video intervista e dalle più recenti operazioni delle procure delle due regioni,possiamo affermare quanto segue:

  • Proprio nel Friuli si trova una finestra comoda che consente di fare business, si tratta di Monfalcone.

La città in questione è un polo industriale, scalo marittimo e centro di realizzazione per navi..un cantiere navale per l’esattezza, dove lavorano ditte con operai che provengono da tutta Italia e non solo..

  • Sappiamo per certo che attraverso: Abano Terme (Padova), Montegrotto Terme (Padova), Trieste, Latisana (Udine), Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Monfalcone (Gorizia) e Ronchi dei Legionari (Gorizia) ed altre città venete, si muovono traffici pesanti di droga provenienti dall’Albania e dalla Slovenia,inoltre Venezia e Padova sono i luoghi di incontro (da sempre) di note figure che svolgono i loro affari,grazie alle ‘ndrine famose e pericolose dei Grande Aracri e Dragone riescono a infiltrarsi nelle attività di:edilizia, ristorazione, smaltimento rifiuti e narcotraffico,anche nell’ovest veronese e nel basso vicentino.

Non per ultimo,il veronese dove ultimamente ex pregiudicati trovano terreno fertile e con attività riescono a ricostruire il bel passato,o forse cattivo,riuscendo a mantenere anche salde le strutture della criminalità organizzata.
È nostra ipotesi che Taormina con le sue interviste a noti collaboratori di giustizia, come Bonaventura,ha scoperchiato il vaso di Pandora e per tale motivo sia stato minacciato in modo violento e diretto.

Ma quale sarebbe il vaso di Pandora?

L’uccisione di un maresciallo dei carabinieri nel foggiano,la “gomorra” che sta influenzando Napoli e le varie richieste di assistenza alle forze dell’ordine, fanno percepire un’aria di rinnovamento nella criminalità che sta alzando il tiro contro lo Stato (come ha dichiarato il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura),una sfida dove si va a contestualizza una mafia “balorda”,(cioè quella costituita dai cani sciolti e micro criminali senza capo)dove “gli uomini d’onore” delle mafie da una parte e i “colletti bianchi”della mafia borghese dall’altra, non hanno interesse nel controllare, quasi come a dire:adesso pensateci voi!

Ed ecco il vaso di Pandora,dove una nuova criminaltà,la “mafia balorda”,si muove senza “capo”e tenta di arricchirsi in ogni modo possibile,già sulla metodica di arricchimento usata dalle “mafie”:cocaina,hashish,armi,rifiuti,appalti e pizzo,muovendosi senza paure e remore contro chi si pone contro!

Un allarme sociale che richiede l’intervento immediato da parte dello Stato,una vigilanza senza sosta da parte delle forze dell’ordine,ma che non possiamo chiedere con queste norme e pochi uomini al servizio dello stesso…

Con questa richiesta di attenzione e vigilanza,esprimiamo ancora massima solidarietà al giornalista,Giovanni Taormina e al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura.

Lutto carabinieri

Solidarietà alla famiglia del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro

Noi del Comitato Sostenitori dei diritti dei Collaboratori di Giustizia esprimiamo massima solidarietà alla famiglia del

maresciallo dei carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro

siamo vicini a nome nostro,di tutti i collaboratori  e delle loro famiglie anche al sindacato SIM,per la dispartita di un combattente,ancora una volta caduto per difendere la nostra bandiera italiana!

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