Associazione Sostenitori Collaboratori e Testimoni di Giustizia

Quanti sono i pentiti a rischio?

Erano le 07.15 del 28 dicembre 2018,quando l’Adnkronos,pubblicava un articolo per metter in guardia lo STATO che molti pentiti erano a rischio!

Il 26 dicembre,infatti,a Pesaro,veniva freddato Marcello Bruzzese,fratello di un pentito di ‘ndrangheta,e non a caso nel giorno di Natale.

Aveva 51 anni ed è stato crivellato di colpi da due killer mentre stava parcheggiando la sua auto nel centro della cittadina.

Da quanto si è saputo successivamente,grazie alla testimonianza di una congiunta di un collaboratore di giustizia,che ha vissuto proprio in quell’appartamento in cui viveva Marcello,lo stabile ospiterebbe persone sottoposte a programma di protezione:collaboratori o testimoni di giustizia e loro congiunti.

La donna, che ora vive fuori dall’Italia e preferisce mantenere l’anonimato, raccontò al sito ‘CiSiamo.info’ la propria testimonianza,che qui riportiamo.

“Sono sconvolta. Questa tragedia – dice – si poteva evitare”. E ciò “perché in quell’alloggio, al numero 28 di via Bovio a Pesaro, avevo già vissuto io sotto protezione nel 1999 e, prima di me, già ci avevano vissuto altre persone sottoposte al programma di protezione”. Già nell’aprile del 1999, racconta, “tutti sapevano che quell’appartamento era stato preso in affitto dal Ministero dell’Interno. Tanto che io raccontavo a tutti di essere la figlia di un magistrato, in modo da dissimulare i sospetti”. “In realtà – continua – io in quell’appartamento mi ero trovata molto bene e, autorizzata dal Servizio Centrale di Protezione, avevo anche trovato lavoro il venerdì e il sabato sera in una pizzeria lì vicino”. La donna comunque fu poi trasferita in un altro alloggio: “Mi dissero che Pesaro non era una città sicura, in quanto c’era il Centro di Addestramento Reclute (Car) dell’Esercito e quindi andavano e venivano ragazzi di qualsiasi provenienza, anche del Sud Italia, e io potevo essere riconosciuta”.

Diceva Matteo Salvini,ai cronisti,a proposito dell’episodio:

Se qualche mafioso rialza la testa, giù mazzate, perché mafia, ‘ndrangheta, camorra sono merda e finché sarò ministro dell’Interno e mi occuperò di pubblica sicurezza li inseguirò via per via, quartiere per quartiere, palazzo per palazzo, ma non a chiacchiere, ma arrestando e sequestrando”.

Continuando il Vice Premier,dichiarava:

“Arrestando e sequestrando non io direttamente ma mettendo le forze dell’ordine, dotandole di più soldi, uomini e mezzi, in condizione di arrestare, sequestrare, confiscare e combattere la mafia da Nord a Sud.E’ mio dovere, ma è anche mio piacere farlo, presiederò il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, perché se c’è puzza di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra, se c’è qualcuno che muore per colpi di pistola in pieno centro in una città tranquilla come Pesaro, è mio dovere esserci, analizzare la situazione a Pesaro e nelle Marche”.

Adnkronos,scriveva quanto segue:

La strage dei familiari dei collaboratori di giustizia non si è mai conclusa. L’elenco di madri, fratelli, figli, cugini ed amici dei collaboratori di giustizia uccisi è lunghissimo e continua ad allungarsi. L’ultimo dell’elenco è Marcello Bruzzese, fratello di un pentito di Ndrangheta ucciso nei giorni scorsi a Pesaro. Ma prima di lui altre centinaia sono stati uccisi platealmente oppure con suicidi camuffati. Il collaboratore che ha pagato il più alto prezzo è stato l’ex boss dei due mondi, Tommaso Buscetta che con le sue rivelazioni diede un colpo mortale a Cosa Nostra. Gli uccisero figli, fratelli, cognati, amici ma le sue rivelazioni consentirono di avviare il primo Maxiprocesso nei confronti di centinaia di mafiosi. E adesso, ad oltre 30 anni da quel Maxi processo quel piccolo drappello di pentiti, collaboratori e testimoni di giustizia sono diventati oltre 6 mila, un popolo che vive nel terrore e nella paura pensando ogni giorno che prima o poi loro stessi o loro familiari possono essere uccisi. E tra loro ci sono anche donne, che hanno deciso di dire basta, e persino un bambino di appena 12 anni.

Questo piccolo popolo di pentiti e testimoni di giustizia è sparso in tutto il territorio nazionale, dal nord al sud, molti hanno un’altra identità, si sono rifatti una nuova vita e vivono con i loro familiari. Molti altri sono usciti dal programma di protezione ottenendo una sorta di “liquidazione” dallo Stato, ma la maggioranza sono ancora sotto la protezione dello Stato che con centinaia di poliziotti del Servizio Centrale di Protezione cerca di proteggerli dandogli assistenza, procurandogli nuove identità, nuove abitazioni adoperandosi anche per trovargli un lavoro. Fonte Adnkronos

I pentiti di Cosa Nostra sono circa 300,seguono i collaboratori di giustizia della Camorra con oltre 600 pentiti,infine 130 circa quelli della ndrangheta e alla fine con poco meno quelli della Sacra Corona unita che supera il centinaio.

Alcuni fonti giornalistiche hanno dichiarato quanto segue:

In genere un “collaboratore di giustizia” ha uno stipendio di 1000-1.500 euro al mese, più altri 500 per ogni familiare a carico. A spese dello Stato ci sono anche gli affitti delle loro abitazioni, spese mediche ed altri benefit.

Noi del COMITATO CDG smentiamo tali su citate dichiarazioni!

Siamo a conoscenza di ex collaboratori di giustizia che attendono tutta o in parte la loro liquidazione come prevista dalla legge;molti degli ex collaboratori ancora sono chiamati a testimoniare e ad essere interrogati per supportare indagini,pagando di tasca proprio:spese legali,viaggi,vitto e alloggio,senza scorta ecc ecc;inoltre molti sono stati costretti ad abbandonare il “programma di collaboratore” perchè lo Stato non gli forniva l’assistenza per i figli disabili e i pochi soldi,che su vengono chiamati “stipendio”,non gli permettevano di curare i loro figli!

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