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Archivio mensile Aprile 2019

Luigi Bonaventura

Adesso basta!Documenti e Garanzie a Luigi Bonaventura e alla sua famiglia!

Utilizzato come “strumento” e chiamato continuamente a “collaborare” dalle varie DDA,Luigi Bonaventura ha sempre rispettato i suoi impegni,fino a ieri in cui si è ascoltato per l’importantissimo processo “Gotha”,ma a sue spese e rischio pericolo,adesso lo Stato deve mantenere i suoi impegni:documenti nuovi con relativi certificati,sicurezza per la famiglia e tutto quanto è previsto per i “collaboratori di giustizia”.

Basta continuare a censurare ciò che Luigi Bonaventura,ex boss di ‘ndrangheta ma da anni “collaboratore di giustizia“,sta facendo per lo Stato a sue spese,rischio e sicurezza;14(quattordici) procure lo hanno dichiarato sempre attendibile e se pur risulta fuori programma il Bonaventura continua a collaborare,ma a quale prezzo?

Questa è una delle tante domande scomode

che nelle varie interviste non viene posta!

Accompagnato da una piccola scorta,raggiunge spesso i luoghi segreti dove deve rendere le sue testimonianze a proprie spese,aggiungendo a queste le spese legali del proprio avvocato,senza contare i rischi che fa correre alla propria famiglia.

Perchè le varie DDA chiedono la sua collaborazione,se è stato messo alla finestra dal programma?

Questa è la domanda chiave che esige una risposta concreta dalle istituzioni,questa è informazione e cultura per chi – ancora oggi – denigra,minaccia,discrimina e censura il buon nome di Luigi Bonaventura!

Le minacce arrivano anche a Luigi Bonaventura

Per noi del ComitatosostenitoridirittiCDG è chiaro che Luigi Bonaventura è un collaboratore di giustizia,non può essere altrimenti visto che viene chiamato a rendere dichiarazioni su importanti processi come il “GOTHA”.

Ma le istituzioni sembrano aver fermato il tempo “su quella legge proposta e in vigore grazie a Giovanni Falcone“,ed allora ci chiediamo:perchè insegniamo e sbandieriamo al mondo che in Italia “nessuno è sopra la legge”,se non viene applicata la L. 15 marzo 1991 n. 82,successivamente modificata dalla L.13 febbraio 2001 n. 45?

Perchè viene censurato che a Luigi Bonaventura e la sua famiglia (come previsto dalla legge),non viene assicurato tutto o in parte,anche intervistando DNA e Politici, quanto segue:

Al collaboratore viene inoltre assicurato: una sistemazione alloggiativa, il rimborso delle spese sostenute per i trasferimenti, per le spese sanitarie (quando non sia possibile avvalersi delle strutture pubbliche ordinarie) e per l’assistenza legale, oltre ad un assegno di mantenimento nel caso di impossibilità a svolgere attività lavorativa, affinché gli sia assicurata una condizione economica equivalente a quella preesistente. Sono anche previste misure di reinserimento sociale e lavorativo quali, per esempio, la conservazione del posto di lavoro o il trasferimento presso altre amministrazioni o sedi (se si tratta di dipendenti pubblici o privati), nonché il diritto a beneficiare di specifiche forme di sostegno alla propria impresa, il diritto a un nuovo posto di lavoro, anche temporaneo, con mansioni e posizione equivalenti a quelle che il collaboratore di giustizia ha perso in conseguenza delle sue dichiarazioni. (qui la legge e la spiegazione)

Noi del ComitatosostenitoridirittiCDG chiediamo ai vari giornalisti e alle forze politiche di chiarire lo status del “collaboratore di giustizia” Luigi Bonaventura e il perchè – come da legge sopra menzionata – il Bonaventura dovrebbe continuare a COLLABORARE!

Avranno apportato modifiche anche all’art.21?

 

 

Giovanni Taormina e Luigi Bonaventura

‘Ndrangheta in Friuli.A Giovanni Taormina, due pallottole per questa intervista?

‘Ndrangheta, mafia e business un intreccio che sta sconvolgendo il nord Italia,dove la RAI con i suoi giornalisti di punti sta scoperchiando i loro più intimi affari..e chissà cos’altro!

È arrivata qualche giorno fa la prima minaccia,fino a Udine nel Friuli Venezia Giulia, al giornalista Giovanni Taormina che ultimamente aveva intervistato l’ex ‘ndranghetista e collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura,della ‘ndrina Vrenna-Bonaventura del crotonese.

Tanto è bastato per far scoppiare la scintilla, e subito busta con proiettili e una foto il cui volto del giornalista era cerchiato? Possibile che le mafie siano davvero scomparse a questo punto in Friuli?

Abbiamo i nostri dubbi visti gli arresti che perpetuano tra Friuli e Veneto,lì dove la Mala del Brenta ha lasciato un segno,lì dove Riina junior ha vissuto,aveva i suoi amici e dove sono scattate censure giornalistiche e processi silenziosi a carico di agenti delle forze dell’ordine.

Dubbi e ipotesi che giornalisti come Taormina,tenaci e coraggiosi,vogliono documentare anche con le interviste a collaboratori di giustizia!

Droga,appalti,movimentazioni terrestri veloci,spostamenti di denaro con tutte le possibili monete del mercato, proprio lì dove tutto è tecnologico e il confine è a due passi,tutto è possibile,e a raccontarlo,in due video separati,sono giornalisti RAI che indagano!

Di sicuro,Giovanni Taormina avrà un tasto fin’ora nascosto bene nel Triveneto,ma che ora diverrà di pubblico dominio!
Mentre le indagini stanno facendo il loro corso e la DDA del FVG,in queste ore,sta stringendo la cerchia dei presunti colpevoli, noi abbiamo l’obbligo di continuare a raccontare!

Queste le nostre ipotesi!

Da quanto riscontrato nelle dichiarazioni della video intervista e dalle più recenti operazioni delle procure delle due regioni,possiamo affermare quanto segue:

  • Proprio nel Friuli si trova una finestra comoda che consente di fare business, si tratta di Monfalcone.

La città in questione è un polo industriale, scalo marittimo e centro di realizzazione per navi..un cantiere navale per l’esattezza, dove lavorano ditte con operai che provengono da tutta Italia e non solo..

  • Sappiamo per certo che attraverso: Abano Terme (Padova), Montegrotto Terme (Padova), Trieste, Latisana (Udine), Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Monfalcone (Gorizia) e Ronchi dei Legionari (Gorizia) ed altre città venete, si muovono traffici pesanti di droga provenienti dall’Albania e dalla Slovenia,inoltre Venezia e Padova sono i luoghi di incontro (da sempre) di note figure che svolgono i loro affari,grazie alle ‘ndrine famose e pericolose dei Grande Aracri e Dragone riescono a infiltrarsi nelle attività di:edilizia, ristorazione, smaltimento rifiuti e narcotraffico,anche nell’ovest veronese e nel basso vicentino.

Non per ultimo,il veronese dove ultimamente ex pregiudicati trovano terreno fertile e con attività riescono a ricostruire il bel passato,o forse cattivo,riuscendo a mantenere anche salde le strutture della criminalità organizzata.
È nostra ipotesi che Taormina con le sue interviste a noti collaboratori di giustizia, come Bonaventura,ha scoperchiato il vaso di Pandora e per tale motivo sia stato minacciato in modo violento e diretto.

Ma quale sarebbe il vaso di Pandora?

L’uccisione di un maresciallo dei carabinieri nel foggiano,la “gomorra” che sta influenzando Napoli e le varie richieste di assistenza alle forze dell’ordine, fanno percepire un’aria di rinnovamento nella criminalità che sta alzando il tiro contro lo Stato (come ha dichiarato il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura),una sfida dove si va a contestualizza una mafia “balorda”,(cioè quella costituita dai cani sciolti e micro criminali senza capo)dove “gli uomini d’onore” delle mafie da una parte e i “colletti bianchi”della mafia borghese dall’altra, non hanno interesse nel controllare, quasi come a dire:adesso pensateci voi!

Ed ecco il vaso di Pandora,dove una nuova criminaltà,la “mafia balorda”,si muove senza “capo”e tenta di arricchirsi in ogni modo possibile,già sulla metodica di arricchimento usata dalle “mafie”:cocaina,hashish,armi,rifiuti,appalti e pizzo,muovendosi senza paure e remore contro chi si pone contro!

Un allarme sociale che richiede l’intervento immediato da parte dello Stato,una vigilanza senza sosta da parte delle forze dell’ordine,ma che non possiamo chiedere con queste norme e pochi uomini al servizio dello stesso…

Con questa richiesta di attenzione e vigilanza,esprimiamo ancora massima solidarietà al giornalista,Giovanni Taormina e al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura.

Lutto carabinieri

Solidarietà alla famiglia del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro

Noi del Comitato Sostenitori dei diritti dei Collaboratori di Giustizia esprimiamo massima solidarietà alla famiglia del

maresciallo dei carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro

siamo vicini a nome nostro,di tutti i collaboratori  e delle loro famiglie anche al sindacato SIM,per la dispartita di un combattente,ancora una volta caduto per difendere la nostra bandiera italiana!

Rosa Amato:donna ex camorrista,collaboratrice di giustizia,una delle tante!

Una ragazza,prima di pentirsi,che non pensava neanche lontanamente di diventare camorrista,ma una rissa in discoteca,l’uccisione del fratello e l’omertà della gente che ha lasciato gli assassini del fratello “impuniti”,hanno cambiato la sua vita.

Rosa Amato non è l’unica donna fra i “collaboratori di giustizia” che sostiene le forze dell’ordine e la magistratura,ce ne sono tante,ma la sua è la prima delle tante storie che racconteremo,grazie anche al libro di Fabrizio Capecelatro,direttore e giornalista di una nota testata,che in suo libro ha ripercorso le tappe,la storia e ciò che Rosa scriveva nel suo diario,Omissis 01 è il titolo del libro.

La storia di Rosa – come potete leggere sfogliando il libro – è una storia ancora oggi presente in ogni città di “mafia”,racconta,infatti,dell’omertà dei testimoni di fatti criminali e criminosi che non aiutando gli inquirenti e la magistratura,lasciano assassini liberi e impuniti, nel caso di Rosa Amato individuabili in alcuni esponenti del clan dei Casalesi.

E’ una storia attuale,in quanto tante donne tengono anche le retini dei clan,lo leggiamo nei vari quotidiani, ed è con questo mezzo che si fanno giustizia da soli a discapito di chiunque,raccogliendo scagnozzi e potere sul territorio, come Rosa e la sua famiglia hanno fatto fra la popolazione di Santa Maria Capua Vetere.

Ed è così che i sogni si infrangono,come quello di Rosa che si è ritrovata improvvisamente a passare da normale e onesta ragazza, fra l’altro con l’ambizione di diventare avvocato, a vera e propria criminale.

Ma è anche grazie a queste donne che lanciano segnali di “pentimento” e “aiuto nello Stato” che le cose cambiano,la sua storia è arrivata a tante donne,soprattutto quanto racconta le toccanti e stimolanti  memorie in cella,che qui rilanciamo con le parole di Fabrizio Capecelatro:

la vita da reclusa, la solitudine, la riflessione sulle proprie scelte, la ricerca di una seconda possibilità per sé e per sua figlia. È così, in quelle condizioni, che Rosa matura la decisione di dare una svolta alla propria vita, diventando collaboratrice di giustizia.

Il Comitato sostenitori CdG,contro lo striscione di Napoli,risponde:”Pronti a morire”!

 Il silenzio e il mancato sostegno ai “pentiti” che ogni giorno gradualmente vengono diffamati e censurati,sta provocando un effetto contro il nostro stesso Stato e le forze dell’ordine.Ieri notte,a Napoli,non a caso uno striscione con svastica contro i “pentiti” di camorra è stato posto a bella vista davanti ad un asilo!

Ne avevamo colto il segno sin da gennaio,mettendo in guardia sia il ministro Salvini che la stessa DNA,grazie al collaboratore di giustizia (ex boss di ‘ndrangheta) Luigi Bonaventura, che grazie ad un articolo – intervista di Fabrizio Capecelatro all’ex boss di ‘ndrangheta ne annunciò alcune trame. (qui l’articolo)

Lo striscione di domenica scorsa,nella curva sud presso lo stadio della capitale, l’Olimpico,a favore del nuovo “pentitoGennaro De Tommaso, meglio conosciuto come Genny ‘a Carogna,che metterà a tappeto gli ultimi strasci della “camorra” ha dato seguito ad un contrattacco verso “tutti i pentiti” con tanto di striscione e svastica,con un messaggio preciso:

«La vostra libertà puzza di infamità. Via da questa città. Ztl Lo Russo»

L’atto criminale e delinquenziale è stato messo in atto nella zona di Piscinola,da dove è arrivato l’allarme al 113 che arrivata sul luogo ha scattato qualche foto e poi ha rimosso lo striscione,peccato che la segnalazione sia arrivata alle 7 del mattino,ma già dice tanto..

Il tutto è accaduto quando Genny ‘a carogna,il nuovo “pentito” sarà impegnato nel processo d’appello per l’omicidio di Genny Cesarano, vittima innocente di camorra durante un blitz dei Lo Russo alla Sanità per colpire i rivali, gli Esposito-Genidoni. Ricordiamo che la testimonianza è importante perché mancano ancora due nomi dei partecipanti all’agguato, e dove un killer pentito potrebbe svelarne i nomi.

Insomma un subbuglio tra i resti dei “camorristi”,ma un nuovo segnale allarmante in quelli di Scampia e dintorni,dove i ragazzi sono cresciuti in un clima particolare e con “Gomorra”.

Già a maggio del 2017 la DDA di Napoli segnalava una svolta nelle zone di:Miano, Piscinola, Masseria Cardone, Scampia e Secondigliano,con effetti evolutivi che oggi vediamo.

Nel 2017 la DDA si espresse così:

sarebbero in atto delle modifiche agli assetti criminali, in parte determinate dalla destabilizzazione del gruppo lo Russo. Non accenna poi a diminuire l’operatività del clan Di Lauro, che può contare sulla guida dei componenti della stessa famiglia, liberi o latitanti, e sulle ingenti risorse economiche accumulate negli anni, soprattutto dalla gestione della vendita di stupefacenti a Scampia. L’altro gruppo locale, il clan Vanella Grassi, in passato scontratosi con i Di Lauro, rimane punto di riferimento nell’area napoletana per quanto concerne il traffico di stupefacenti, sebbene sia stato colpito da arresti di elementi apicali e di numerosi affiliati“.

Oggi il clima è diverso,molti camorristi sono diventati “pentiti” o scomparsi,è in atto una nuova generazione nata guardando una camorra organizzata che dallo spaccio di cocaina, eroina e droghe leggere,dove guadagnare 200 euro o più in un’ora spacciando o facendo da palo,è passata alla corruzione più assoluta e agli affari più proficui,ma ha favorito l’abbandono della scuola,la perdità dei lavori manufattieri che sempre hanno contraddistinto la Napoli per bene.

La nascita di questa “viva gomorra” è un segnale forte che i napoletani percepiscono bene,e più di loro la percepiscono i “collaboratori di giustizia” che capiscono la differenza tra intimidazione silenziosa e pubblica!

Una finestra aperta per tutte le mafie,questo è il messaggio lanciato per tornare a colpire lo Stato,qualcuno la chiamerebbe – e ne avrebbe ragione – Broken Windows, noi la definiamo “Gomorra”,la nuova camorra!

Noi del Comitato Sostenitori CDG

sosteniamo i pentiti contro i camorristi.

Adesso ammazzateci tutti!

Il silenzio dei pentiti censurati

Mentre continua incessante la lotta delle forze forze dell’ordine contro le varie “mafie”,nell’oblio i vari “collaboratori di giustizia” e i loro “familiari” vengono abbandonati,anzi,meglio discriminati e costretti a rifugiarsi negli angoli più bui…

Eh già,la storia in Italia non fa da padrona,neanche le stragi,eppure tutto d’un canto operazioni o blitz (fate voi) da anni vengono effettuati senza sparatorie,come mai?

Tutto ciò,lo sappiamo,non farà riflettere chi ha sete di vendetta e odio,chi si nasconde dietro nomi illustri nella storia delle stragi come Giovanni Falcone,Paolo Borsellino e tutti gli uomini delle scorte caduti con loro.

E’ proprio da qui che vorremmo ricordare alcune frasi celebri, dettate non dalla demagogia ma da giusta causa,da chi ha veramente spolverato fascicoli e fascicoli per lasciarci un’eredità..

In molti hanno dimenticato il contributo di Tommaso Buscetta,collaboratore e non pentito,che fruttò quel famoso “Maxi Processo” e che nel corso degli anni fece maturare le coscienze di molti che si pentirono,eh già..meglio dimenticare che i “politici e collusi del sistema” non si sono mai pentiti,meglio dare addosso ai “collaboratori di giustizia” e razziarli come schiavi,e quando non servono più:due calci nel sedere e giù per la strada,ci penseranno altri ad ucciderli..strana questa frase che ricorda “Ponzio Pilato”.

Ma tanto chi se ne frega ”che muoiano gli infami e le loro famiglie” e chiudiamo un altro capitolo della storia italiana,all’orizzonte abbiamo preso di mira gli immigrati ed aperto nuovo capitolo – almeno per il momento – ,e alla fine a chi ci accuserà di razzismo e di violazione dei diritti umani,risponderemo:noi non siamo nazisti!

Naturalmente questa è anche storia italiana,ma silenzio,non possiamo raccontare tutto,neanche che ognuno tira l’acqua al proprio mulino e che “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” furono gli unici a perseguire questa strada,ma non raccontatelo nei “convegni antimafia”,d’altronde gli “infami” sono i “collaboratori di giustizia”.

Maurizio Inturri

Germania.In pericolo ristoratori e i loro familiari a causa di un gruppo che si spaccia per la legalità

Molestie,minacce e istigazione alla violenza tramite facebook;questo è quello che succede, dall’Italia alla Germania, attraverso diversi gruppi facebook moderati senza regole!

 Sempre sopra le “regole” e mai in un clima di tranquillità,italiani stanno mettendo in serio pericolo ,tra minacce e istigazioni a “dare fuoco a ristoranti” o “incontrarsi per aggredire figli di ristoratori”,centinaia di famiglie italiane e ex collaboratori di giustizia tramite facebook,dove ultimamente “i giochi si trasformano in realtà”.

Falsificando post e informazioni,scrivendo pubblicamente che guardia di finanza tedesca (Zollamt),funzionari dell’ispettorato del lavoro (Arbeitsaufsicht) e altri funzionari sono nel loro gruppo,condizionando psicologicamente,in tal modo i malcapitati!

Sta accadendo mentre vi scriviamo,proprio dove i procedimenti:penali e civili, nei tribunali sono velocissimi e le forze dell’ordine hanno più autorità,stiamo parlando della Germania e della nazione della Merkel!

Ristoratori italiani e residenti da anni nel territorio tedesco,con un gruppo il cui nome parla da sè “Personale da evitare in Germania”,e dall’altra il gruppo “Ristoranti da evitare in Germania”, quest’ultimo gestito da una persona residente in Germania e da un siciliano che hanno creato delle regole ad hoc, come scrivono nelle informazioni interne fissate in alto:per commentarebisogna metterci nome e cognome” (come se questo non fosse un requisito di facebook),nome del locale e motivo della denuncia,avvisando i membri che se fanno la segnalazione in quel gruppo potrebbero essere non assunti da ristoratori, ma nel contempo di essere disonesti se non seguono le regole!

Regole gruppo

 

Naturalmente,i malcapitati non sono a conoscenza della trappola messa in atto dal gruppo!!

Ci sembra chiaro che il “gruppo” sia un’offesa alla Polizei e alla Zollamt (unici organi preposti) oltre che all’intelligenza umana,si può scambiare un post in denuncia a mezzo social?

Ma andiamo avanti..

Ristoranti da evitare germania

Se da una parte può essere accettabile tale tipo di regolamento,non capiamo a cosa serve creare e mantenere un gruppo chiuso che dal nome stesso,dovrebbe segnalare i ristoranti da evitare e le motivazioni.

Tutto questo ci fa supporre ben’altro ed è per questo che abbiamo condotto la nostra inchiesta…

Premesso quanto abbiamo scritto sopra,quello che abbiamo scoperto è incredibile..

infatti,il gruppo ha creato una black list di ristoratori (007 fai da te) con tanto di post che descrivono anche ipotesi di battibecchi durante le ore di lavoro,durante le pause e senza escludere qualche intimità tra innamorati,come ad esempio: “..chiedete allo chef come se la sbatte sul bancone della pizzeria“,oppure a qualche ristoratore garbato che si è rivolto agli amministratori per moderare il gruppo,in quanto alcuni post sono usciti tramite screen dal gruppo in questione,hanno risposto:”Lo sai perché i tuoi dipendenti non ti denunciano per sfruttamento? Perchè a fine mese ti usano per svuotare i testicoli“.

Sarebbe questo il gruppo “Ristoranti da evitare in Germania”? che se poi qualche ristoratore si arrabbia e gli scrive,loro sono pronti a istigare con un post come quello che segue..

Sicuramente tutto il mondo e paese,ma l’istigazione alla violenza e la denigrazione quella non va supportata da nessuno.

Se magari avessero creato un gruppo di denuncia contro le mafie e le criminalità organizzate,questioni che in termini di legge non sono previste dalle norme tedesche,oggi saremmo qui ad applaudirli e supportarli,ma questo gruppo non segnala locali,fa tutt’altro e lo fa a discapito di tanta gente onesta.

Le regole interne di questo gruppo,le istigazioni e le minacce,ci fanno pensare a quelle del famigerato “Blue whale”!!

Dalla lettura di questo articolo,è facile capire come non basta espatriare e a fatica rifarsi una vita in Germania,magari aprendo un ristorante,un bar o una gelateria;non basta che si prestino a far arrivare annunci di ricerca di personale ai disoccupati italiani,ma devono anche sentirsi minacciati e con la paura che qualcuno li aggredisca a causa di questi amministratori che istigano numerosi membri, di cui i gruppi social contano quasi 9.000 membri,seminando fake news e diffamazioni, creando ad hoc post falsi e pubblicando notizie che neanche un giornalista farebbe.

Non ci sembra lontana la verosomiglianza al Blue whale se qualcuno,fra l’altro,ha alzato il tiro pensando di creare un database dei dati personali e numeri di telefono privati dei ristoratori per molestarli,nonché denunciare ex collaboratori di giustizia a gruppi di calabresi,siciliani ecc..

Ispirandosi alla dottrina del Marxismo,questi amministratori,hanno immaginato che i ristoratori italiani,fossero tutti con ideologie riconducibili ad un sistema capitalistico,e quindi sfruttano i lavoratori pagandoli poco,dimenticando che le leggi in vigore nel paese tedesco sono ferree,e di questo anche gli scettici se ne sono accorti..

Tutto questo è made in Italy!

A cosa vanno incontro questi gruppi e in particolare quei gruppi che diffamano sui social?

Sicuramente il reato di diffamazione è la risposta più adeguata in base alle testimonianze e prove da noi raccolte,e a tal proposito riportiamo quanto segue:

il reato di diffamazione si verifica anche pubblicando su Facebook, o su altri social network, contenuti denigratori e lesivi della reputazione di una persona. L’interpretazione è relativa all’articolo 595 del codice penale che si è adeguato ai tempi e alle dinamiche del web. (continua a leggere..)

In Germania la punizione si configura in modo più grave,quindi meglio stare attenti e tenersi sempre aggiornati (meglio lontani dai social),magari eviterete brutte sorprese…i riferimenti sulle disposizioni tedesche sono contenute nella hate speech (qui per leggere)

Sperando che le forze dell’ordine italiane e tedesche prendano sin da subito provvedimenti in merito,rimaniamo a disposizione delle autorità!

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