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Archivio mensile Giugno 2019

Luigi e Paola Bonaventura

L’antimafia a conduzione familiare

E’ un giorno speciale a casa “Bonaventura”,i due coniugi che insieme lottano per un futuro migliore!

Diciannove anni di matrimonio,due figli,una storia incredibile e speriamo a lieto fine per il nostro testimonial Luigi Bonaventura,lui che da anni è uscito da una criminalità la “‘ndrangheta” che non gli apparteneva e non voleva,ma che qualcuno ha cresciuto “obbligandolo” a seguire la tradizione di generazione a generazione che si tramanda da padre in figlio! (qui la storia)

Ma l’ex boss del “clan Vrenna-Bonanventura” non ha voluto continuare questo “assurdo passaggio generazionale”,e per evitare questo ai suoi figli ha scelto di “collaborare con la giustizia” e regalare un futuro migliore ai suoi figli!

Mai incriminato per omicidio o arrestato per associazione mafiosa,eppure lui “sgarro“,sapeva tutto e tanto ha fatto e continuare a fare con diverse procure,e giù arresti su arresti,sequestri soldi e smantellamento di cosche mafiose.

Al suo fianco sempre la moglie Paola,ignara fino la sera in cui ha deciso di cambiare di cambiare vita,con lei,Luigi continua a lottare affinchè nella “Calabria” e nelle famiglie delle “‘ndrine” smettano di obbedire a questo passaggio di “testimone da padre a figlio“.

Impegnati dal lontano 2007,giorno in cui ha iniziato a collaborare con la giustizia,sono trascorsi ben dodici lunghi anni di sofferenze,preghiera,solitudine e umiltà solo con l’obiettivo di poter cambiare le cose per i tanti che come la sua famiglia si trovano in quella situazione che vivevano fino al 2007,per il bene e il futuro dei figli!

Una famiglia,Luigi e Paola,impegnata a fare antimafia e aiutare i diversi familiari e collaboratori di giustizia,soli hanno fondato il Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia – adesso gestito da gente comune . mentre loro conducono la Pagina Facebook “Rete Antimafie Famiglia Bonaventura” insieme a Barbara S. e altri onesti cittadini.

Ma oggi,come leggiamo dal suo profilo facebook,non possiamo che riportare che le splendide parole che dedica alla moglie Paola,queste parole dicono tutto di Luigi:

“E con oggi sono 19 che mi hai preso per mano e mi hai insegnato a combattere per i valori della vita .Ma chi te l’ha fatta fare.? Tu sei la mia eroina .Ti amo”

Noi del Comitato sostenitori CdG non potevamo che augurargli un buon cammino con la la sua adorata Paola e i suoi figli!

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

Valeria Sgarlata risponde a Ignazio Cutrò:Collaboratori e testimoni pronti ad una tavola rotonda!

Le dichiarazioni rese dal super boss Giuseppe Graviano,in videoconferenza,ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria,durante il corso dell’udienza «‘Ndrangheta stragista »,non potevano lasciare indifferenti i “Testimoni di giustizia e i Collaboratori di Giustizia

Bene a fatto,Ignazio Cutrò,ha denunciare pubblicamente – tramite Antimafiaduemila – la sua indignazione,marcando anche le “falle” di un sistema di protezione che non garantisce sicurezza e affidabilità per i protetti,quali:Collaboratori di Giustizia,come unica arma per sconfiggere la criminalità organizzata,e dall’altra dei Testimoni di Giustizia, come persone pronte a lottare per la legalità e supportare tutti i commercianti onesti.(qui l’articolo)

A rispondere al Presidente della Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia,Ignazio Cutrò,è direttamente Valeria Sgarlata,Presidente del Comitato Sostenitori Collaboratori di Giustizia,che intervistata dichiara quanto segue:

“In qualita’ di Presidente del Comitato Sostenitor CdG ringrazio Ignazio Cutro’ per l’ apertura nei confronti dei Collaboratori di giustizia,categoria spesso dimenticata,nonostante come afferma nella lettera pubblicata su antimafiaduemila (richiamando Giovanni Falcone),sia l’unica arma a disposizione dello Stato per neutralizzare la CriminalitàOrganizzata.

Purtroppo,continua Valeria Sgarlata,da dicembre ad oggi,a morire crivellati da proiettili o in un modo dubbio è proprio la Categoria dei Collaboratori,basta vedere gli ultimi avvenimenti (omicidio Bruzzese e Orazio), questi l’ennesima goccia di un sistema che non garantisce sicurezza nè ai testimoni,nè ai collaboratori,nè alle procure.

Non dobbiamo dimenticare – dichiara Sgarlata – che le famiglie e i figli dei collaboratori di giustizia,non sono diversi dai “figli e familiari” dei testimoni di giustizia, la sofferenza e la discriminazione non guarda CATEGORIE,colore o razza,ed è qui il “nodo cruciale” della questione:Diritto allo Studio e alla Salute, Diritto al Lavoro per i familiari con un adeguato inserimento nel mondo lavorativo,cambio generalità, capitalizzazione certa e soprattutto rispetto per la Dignita’ Umana,sono elementi di diritto costituzionale inviolabili.

Noi come Comitato saremo ben lieti di confrontarci con i Testimoni di Giustizia, per cercare di trovare dei punti comuni e un dialogo sui temi che riguardano entrambe le categorie,ma ora e subito!

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

È proprio ieri,a Napoli,si realizzava l’ennesimo annientamento di un “pentito”,con l’agguato al figlio,parliamo di Giuseppe,figlio del famoso ex camorrista Salvatore Torino,passato nelle file dello Stato nel 2008.(qui l’articolo)

Bisogna affrettarsi e non perdere tempo,soprattutto dopo le dichiarazioni di Graviano,con cui senza mezzi termini ha lanciato un segnale forte,ammettendo che dal 41 bis si hanno contatti con l’esterno!

Questa la sua dichiarazione in videoconferenza:

Buongiorno – ha detto il boss stragista, imputato nel processo assieme a Rocco Santo Filippone, rilasciando dichiarazioni spontanee – il signor Pennino lo ha incontrato qualche mese fa un mio familiare a Roma. E’ stato lui a farsi sentire. Quest’anno è successo. L’ha chiamato e gli ha detto: ‘Come stai? Se hai bisogno di qualche cosa sono disponibile. La stessa notizia mi è arrivata mentre io ero ad Ascoli Piceno, dove sono stato detenuto tra il 2014 e il 2017. Allora era assieme ad un’altra persona che poi ha fatto allontanare dicendo: ‘Questo è il poliziotto che mi scorta’. Quindi per farvi notare che da quando lo cercate è stato incontrato a Roma. A me interessa sentire Pennino per poter smentire, Spatuzza, Drago e quello che è stato scritto sull’ordinanza su Pennino. Quindi se per gentilezza, non so con chi dovete parlare. Se lei (rivolgendosi al Presidente) vuole sapere qualcosa di più preciso io mi posso informare e le farò sapere il punto dove è stato incontrato”. (qui l’articolo)

Maurizio Inturri

Luigi Bonaventura

Ndrangheta.L’ex boss Luigi Bonaventura:l’Europa conti su di noi!

Ritorna a lottare Luigi Bonanventura,ex boss della ‘ndrina Vrenna – Bonaventura,da anni collaboratore di giustizia che,ad oggi collabora con diverse procure e diversi procuratori.

Lui,Bonaventura,che da anni racconta della piramide delle ‘ndrangheta dalla Calabria al Nord,dall’Italia all’Europa,dal narcotraffico alla moneta elettronica (criptovaluta), non ha sbagliato una virgola nelle sue dichiarazioni.

Ieri,infatti,l’allarme lanciato dalla Germania che si vede circondata dalla criminalità organizzata tutta proveniente dall’Italia!

Le varie procure e procuratori non si sono sbagliati ad affidarsi all’ex boss,che da quando è passato dalla parte dello Stato continua la sua lotta nelle file dell’antimafia e della cultura etico –morale.

Impegnato col Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia,si occupa dei familiari dei cosidetti “pentiti”,denunciando l’abbandono da quella parte di società, politica e sistemi deviati che li vorrebbe morti.

Le sue affermazioni sono in linea con quelle rilasciate nel 1990 da Giovanni Falcone pubblicamente (qui per ascoltare le parole di Giovanni Falcone),più sicurezza ai collaboratori di giustizia per scoprire tutte le verità,in un luogo sicuro e con la giusta protezione nei tribunali le loro dichiarazioni sono importanti.

Un segnale forte e pericoloso quello di Luigi Bonaventura,per quella criminalità organizzata che lo vorrebbe morto,come già successo ad alcuni pentiti negli ultimi anni.

Il Comitato sostiene i veri eroi – dichiara – “le famiglie” dei collaboratori di giustizia,senza di loro la nostra vita non avrebbe senso.

L’Europa pensa e la Germania si mobilità per dare un colpo di grazia alle “mafie”, sono a conoscenze che il centro della criminalità organizzata è l’Italia,ed è per questo che la questione politica si fa interessante nell’UE al fine di prevenire e combattere,e chissà se tra gli specialisti si potrebbe aprire una nuova frontiera per i “collaboratori di giustizia eccellenti”.

Questo è il mio pensiero,e forse non solo,in un futuro prossimo che mira diritto a mettere la parola al “passato oscuro” che annienta i sistemi nazionali e le politiche di ricostruzione.

Maurizio Inturri

Lea Garofalo e fratelli Cosco

Si pente il killer della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo

Stamane,2 giugno 2019,sarà una giornata storica.Si pente il Killer di Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia calabrese,sequestrata a Milano,uccisa e poi bruciata nel novembre del 2009.

Lui,Vito Cosco,condannato all’ergastolo per l’omicidio e la distruzione del cadavere della donna di 36 anni, in concorso con il fratello Carlo, compagno di Lea Garofalo, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino,scrive una lunga lettera dichiarando quanto segue:

“Non ho  giustificazioni per quello che ho fatto: se esiste un aldilà ho bisogno che la vittima continui a disprezzarmi per non aver fatto nulla per fermare quella follia”. 

E ancora:

“La verità – scrive – è che io sono morto poco meno di dieci anni fa, insieme alla vittima, ma ancora non lo sapevo. Adesso lo so e sono pronto ad accettare qualunque cosa il destino mi riservi”.

La lettera scritta insieme all’ergastolano Alfredo Sole,in quanto facenti parte del Gruppo della trasgressione, – creato più di 20 anni fa su iniziativa dallo psicologo Angelo Aparo per il recupero di detenuti attraverso l’auto-percezione delle proprie responsabilità – continua a negare di aver attirato in trappola e ucciso assieme al fratello Lea Garofalo, in un appartamento in piazza Prealpi a Milano, ammettendo solo di aver aiutato Carlo Cosco a occultare il cadavere, trovato nel 2012 in un capannone a Monza.

Nella lettera continua Cosco,scrive:

“Ho un fratello più piccolo di me che commise un grave delitto e,a cose già fatte, coinvolse anche me. Mi chiedo come ho potuto oltraggiare un corpo ormai senza vita. Forse è ancora presto per chiedere perdono”.

Continuando,scrive ancora:

“Si può vivere una vita intera e giungere alla fine senza quasi avere rimpianti oppure,come nel mio caso, la fine del nostro ciclo vitale arriva a tutta velocità come una locomotiva impazzita che travolge tutto (…). I miei valori sono cambiati, vorrei che ci fosse un grosso pulsante rosso da poter pigiare e, all’improvviso, il mondo che va all’indietro fino a quel maledetto momento – conclude – quando avrei potuto capire, rifiutarmi e, forse, comprendere quello che stava accadendo e fermarlo”.

In pochi ricorderanno la storia di Lea Garofalo,calabrese di Potilia Policastro,in provincia di Crotone,che testimoniò contro il marito, il cognato e altri personaggi legati alla ‘ndrangheta e alla famiglia d’origine.

Quando la sentenza di condanna per Cosco &Co. divenne definitiva,alla sorella Marisa Garofalo, sorella di Lea,la prefettura di Crotone comunicò il non potersi a procedere al risarcimento previsto per le vittime di mafia,adducendo quanto segue:

“La Signoria vostra non risulta essere del tutto estranea ad ambienti e rapporti delinquenziali”

Il fratello e il padre furono uccisi più di undici anni fa nella guerra tra le cosche locali,Lea stessa decise di uscire dal programma, dopo essersi accorta che l’ex compagno e i suoi complici avevano scoperto la “località segreta” in cui s’era rifugiata.

Da alcune intercettazioni dei Carabinieri,inoltre,risultò che Marisa Garofalo e sua madre Santina si erano fatte avanti “onde propiziare il ritorno di Lea nel borgo natio, al riparo da eventuali ritorsioni”, e che lui stesso aveva “ottenuto, a tal fine, le rassicurazioni dei fratelli Cosco”.

Gli investigatori dedussero anche che “la famiglia originaria di Marisa Garofalo è sempre stata contigua alla criminalità organizzata di Petilia Policastro e aree limitrofe”.

Insomma,la storia e le verità su Lea Garofalo non sono concluse,e noi cercheremo di chiarirle!

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