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Lettera alla ‘Ndrangheta:Bonaventura e il Comitato sostenitori CdG contro la fabbrica dei bambini soldato.

“Non abbandoneremo le famiglie di chiunque si affiderà alla giustizia e a noi del Comitato. E’ tempo di cambiare il modo di fare antimafia, è tempo di interventi seri e soprattutto del fare: i bambini sono il futuro della nostra Nazione e del cambiamento”.

Dott.Valeria Sgarlata – Pres. ComitatoSostenitori CDG

Riportiamo l’articolo pubblicato su ILFORMAT che denuncia lo sfruttamento e l’abuso dei bambini per farne “soldati” di morte e senza futuro.

A parlare dell’argomento, ancora una volta, è uno dei primi pentiti di “mamma ‘ndrangheta”: Luigi Bonaventura.

Ex sgarro della ‘ndrangheta militare della potente cosca “Vrenna – Bonaventura”, quest’ultimo colui che dal 2007 ha descritto alle varie procure il mondo nascosto, nonché il modo di pensare, della famosa criminalità organizzata internazionale chiamata “’Ndrangheta” dichiarando guerra mediatica a tutte le “mafie” che strumentalizzano e utilizzano i bambini come soldati.

Bonaventura racconta il perchè i bambini hanno bisogno della società e delle associazioni antimafia!

Collaboratore di giustizia dal 2006 è noto per essere stato reggente della cosca ‘ndranghetista dei Ciampà-Vrenna-Corigliano-Bonaventura, operante nel territorio di Crotone. Da pentito fino a oggi ha fornito il suo contributo determinante a 14 procure antimafia e gli arresti non si contano più come i sequestri milionari e i nomi famosi dei De Stefano, Grandi Aracri, Piromalli, da Reggio Calabria fino in tutta Europa, si deve a lui se tanti altri hanno avuto il coraggio di pentirsi e collaborare con la giustizia anche a caro prezzo.

Bonaventura, infatti, ha dichiarato: quattro anni fa mi è stato revocato il programma di protezione da parte dello Stato. Tutto questo perché ho denunciato mediaticamente ma anche a livello giuridico delle problematiche serie nel programma di protezione e per questo mi hanno contestato delle violazioni comportamentali tipo interviste non autorizzate in cui denunciavo delle verità e dei rifiuti di trasferimento. In pratica con me lo Stato italiano si è comportato come una donna gelosa e possessiva che non accettava di essere rifiutata e quindi ha preferito cacciarmi e mettermi in mezzo alla strada per punizione insieme a due miei nuclei familiari. Lo Stato in tal modo ha messo a rischio la mia vita e le vite dei miei cari”.

Luigi Bonaventura, cresciuto come un “bambino soldato” costretto – quasi per gioco – sin dall’età di dieci anni a sparare, a sparare con pistole vere, e non giocattoli, tipo: Beretta made in U.S.A., Russia…apriva gli occhi alle procure sull’evoluzione di “mamma ‘ndrangheta” sulla corsa ai Bitcoin, al calcio scommessa, pilotare calciatori, squadre, campionati e creare profitti con una catena industriale che solo “interrogazioni” a chi di dovere potranno chiarire il perché nessuno gli ha dato mai retta e ha scavato – per trovare conferme – nelle varie dichiarazioni spontanee in cui lo stesso prevedeva il narcotraffico, l’apocalisse dei traffici dei rifiuti al nord e dello smaltimento a quintali di varie droghe nell’Est Europa fino in Germania.

Lo stesso che hai detto che solo la “repressione” senza “prevenzione e cultura” nella Calabria, e non solo, non bastava per fermare la criminalità organizzata che continua a crescere grazie al passaggio da padre in figlio del testimone simbolo di “mamma ‘ndrangheta”.

Oggi con il Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia di cui è fondatore insieme alla presidente Valeria Sgarlata, denunciano “l’abbandono dei bambini in mano alla ‘ndrnagheta”.

Scrive così nel suo profilo Facebook Luigi Bonaventura:

Cari ex compari miei, i bambini dovete mandarli a scuola, indicargli un futuro diverso, siamo nel 2019, ma che cavolo state facendo? A Rosarno ero di casa e cosi voi a Crotone (e cosi in altri posti), quindi andiamo oltre le chiacchiere, sapete bene chi sono. Rocco, Salvatore, Ciccio (che non siete in questi arresti), questa cosa e altro mi ha toccato molto e ho preso una decisione, presto aprirò un blog (o altro), dove voglio dirvi come stanno le cose, vi parlerò con comprensione, empatia e onestà, vi parlerò a cuore aperto per dirvi che certe cose non appartengono più a questa epoca. Tutti noi siamo figli di “mamma ndrangheta”, fratelli di sventura e cosi questo bambino, che è per me, come un fratellino e per lui e altri, faremo con il Comitato di tutto nel nostro piccolo per proteggerli e aiutarli. Saremo vigili a non farli rientrare in contesti speculativi o strumentali, se mai ci fossero da parte di altri. Parlerò in questo Blog agli ex compari di Reggio, Crotone, Sinopoli, Santa Eufemia di Aspromonte, Gioiosa Jonica etc; parlerò ai Grande Aracri, De Stefano, Arena, Nicoscia, Piromalli, Bellocco,Pesce, Alvaro, Pelle, Mammoliti, Megna, ai mie ex uomini, ai miei familiari etc. Tanto sapete mi conoscete tutti e se alcuni di voi non personalmente, sapete chi sono e chi era mio nonno, mio zio Gianni la mia famiglia. Vi voglio chiedere è vita questa? E’ davvero questo che volete per i vostri figli e le nuove generazioni? Non basta cosa stiamo vivendo noi? Lo so che lo Stato, l’associazionismo antimafioso e altri possono e devono fare di più, ma anche voi dovete creare le condizioni. Si può collaborare e capisco che per noi e difficilissimo quasi impossibile, o tenere i soldi che avete fatto e dissociarvi, fermarvi e se necessario per partire. Non lo vedete che adesso cercheranno anche di prendersi i vostri figli? Giustamente come dargli torto se gli date l’educazione ‘ndranghetistica? Quanti di voi sono a 41 bis? E’ vita questa per voi e soprattutto per le vostre famiglie? Quanti cari amici o parenti morti ammazzati abbiamo ognuno di noi? Non siate affrettati nel criticarmi conosco bene mamma ‘ndrangheta, vedrete che parlerò con il cuore in mano capendo tante e tante difficoltà che ci sono, vi racconterò cosa c’è di buono o di male da questa parte e perché è giusto farne parte. Io che non sono migliore di nessuno e con tanti miei peccati alle spalle, saluto a tutti.( Luigi Bonaventura)

Dall’altra parte il Comitato Sostenitori CdG, con la presidente dott.ssa Valeria Sgarlata dichiara – in riferimento a tale fenomeno – quanto segue:

Con tutto il Comitato in Italia e l’ONG mondiale che stiamo creando, interverremo per far prevalere la cultura e la prevenzione in tutte le zone dove “vivono le mafie”:’ndrnagheta, mafia, camorra ecc, saremo a disposizione degli avvocati e di chiunque vorrà intraprendere il percorso di collaborazione perché il “dono della vita” dei bambini e il loro futuro è “il nostro impegno principale”, ma – sottolinea la dott.ssa Sgarlata – non abbandoneremo le famiglie di chiunque si affiderà alla giustizia e a noi del Comitato. E’ tempo di cambiare il modo di fare antimafia, è tempo di interventi seri e soprattutto del fare: i bambini sono il futuro della nostra Nazione e del cambiamento”.

Il messaggio della presidente del Comitato è chiaro, come è chiaro il messaggio lanciato da Luigi Bonaventura a chi, in Calabria, lo ha conosciuto come ‘ndranghetista e adesso, dopo tanti anni di collaborazione con lo Stato, come testimonial anti-‘ndrangheta.

Giovanni Taormina e Luigi Bonaventura

Il Comitato CdG a protezione del giornalista Taormina.

Il Comitato CdG a nome del presidente dott.ssa Valeria Sgarlata e di tutti i sostenitori,rinnova la vicinanza al giornalista Giovanni Taormina ed esprime ancora una volta piena solidarietà e sostegno all’impegno che lo stesso giornalista sta portando avanti nel Friuli.

Già ieri IlFormat,con un articolo che qui ripubblichiamo,ha messo in evidenza alcune analogie che legano Taormina alla nostra lotta e alle dichiarazioni rilasciate,durante l’intervista dello stesso al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura,che qui vogliamo evidenziare con le video interviste e le dichiarazioni che hanno già portato minacce e intimidazioni al giornalista RAI.

Ecco la prima intervista che racchiude le prime due puntate:

Secondo e ultimo video della terza intervista:

Se avete ascoltato bene le video interviste,ciò che seguirà è l’unica verosimiglianza a ciò che sta accadendo attorno a Taormina e ai giornalisti che hanno intervistato,su tali argomentazioni,il nostro Luigi.

Minacciato nuovamente il giornalista RAI Taormina dopo la sua intervista col pentito Bonaventura.

Articolo di Maurizio Inturri,

Fonte IlFormat.info

Nuova minaccia al giornalista Giovanni Taormina: è possibile un “filo rosso” dopo la sua intervista al pentito Luigi Bonaventura.

Giovanni Taormina, ieri mattina, ha trovato sul sedile della sua auto fiat Croma, posteggiata sotto casa e chiusa con chiusura centralizzata, tre proiettili ed ha avvisato immediatamente le forze dell’ordine che giunti sul posto hanno confermato che i proiettili sono dello stesso calibro dell’altra volta, 6,35”circa quattro mesi fa fu recapitata al giornalista, presso la sede RAI di Udine, una busta contenente due proiettili e una foto col suo volto cerchiato e coperto da una croce.

Taormina, giornalista della RAI, si occupa della questione legata alla “criminalità organizzata” da anni ma ultimamente – cioè poco prima del primo episodio di minaccia – aveva intervistato il “super collaboratore di giustizia” Luigi Bonaventura, lo stesso che da anni collabora con diverse, forse tante, procure italiane dalla Calabria fino a Trieste.

Taormina con Bonaventura avevano toccato (durante l’intervista) il tema mafia – appalti, o più precisamente il terzo livello di Giovanni Falcone, perché proprio lì nel Friuli è scattato – grazie al contributo di Bonaventura – il primo 416-bis nella storia del Nord a carico della ‘ndrina Iona.

Proprio Taormina che per mestiere si occupa di giornalismo di inchiesta racconta il territorio, di quanto sia pericoloso perché raccontare dei traffici illeciti che in quel territorio si legano mafie e ’ndrangheta con criminalità dell’EST, e quindi tutto ciò che riguarda rifiuti immigrazione clandestina, scambio e pulizia di soldi con moneta elettronica (bitcoin) lo vede protagonista.

Quello di ieri, dopo 4 mesi dal primo episodio, rappresenta il “timore” per la criminalità organizzata che tutto venga scoperto e che gli affari e i traffici di droghe che arrivano in Veneto possano terminare, quindi i giornalisti come Taormina devono essere fermati da “mamma santissima”, ovvero da madre ‘ndrangheta con intimidazioni di foto cerchiate e proiettili 6.35 ma non solo…

Nonostante tutti quanti abbiamo inviato messaggi di solidarietà al giornalista Giovanni Taormina, ancora una volta il “pentito infame” figlio di “mamma ‘ndrangheta della ‘ndrina Vrenna – Bonaventura” viene dimenticato e censurato.

Oggi si riunirà la commissione di sicurezza per decidere se assegnare o meno al giornalista Taormina una scorta e almeno una videosorveglianza, perché è strano – secondo quanto appreso dalle nostri fonti – che sia stato abbandonato nonostante i perseguimenti e pedinamenti sospetti che lo stesso ha subito in questi ultimi mesi nonostante li abbia denunciati.

Il Comitato CdG ringrazia la redazione de IlFormat per la concessione dell’articolo.

Luigi e Paola Bonaventura

L’antimafia a conduzione familiare

E’ un giorno speciale a casa “Bonaventura”,i due coniugi che insieme lottano per un futuro migliore!

Diciannove anni di matrimonio,due figli,una storia incredibile e speriamo a lieto fine per il nostro testimonial Luigi Bonaventura,lui che da anni è uscito da una criminalità la “‘ndrangheta” che non gli apparteneva e non voleva,ma che qualcuno ha cresciuto “obbligandolo” a seguire la tradizione di generazione a generazione che si tramanda da padre in figlio! (qui la storia)

Ma l’ex boss del “clan Vrenna-Bonanventura” non ha voluto continuare questo “assurdo passaggio generazionale”,e per evitare questo ai suoi figli ha scelto di “collaborare con la giustizia” e regalare un futuro migliore ai suoi figli!

Mai incriminato per omicidio o arrestato per associazione mafiosa,eppure lui “sgarro“,sapeva tutto e tanto ha fatto e continuare a fare con diverse procure,e giù arresti su arresti,sequestri soldi e smantellamento di cosche mafiose.

Al suo fianco sempre la moglie Paola,ignara fino la sera in cui ha deciso di cambiare di cambiare vita,con lei,Luigi continua a lottare affinchè nella “Calabria” e nelle famiglie delle “‘ndrine” smettano di obbedire a questo passaggio di “testimone da padre a figlio“.

Impegnati dal lontano 2007,giorno in cui ha iniziato a collaborare con la giustizia,sono trascorsi ben dodici lunghi anni di sofferenze,preghiera,solitudine e umiltà solo con l’obiettivo di poter cambiare le cose per i tanti che come la sua famiglia si trovano in quella situazione che vivevano fino al 2007,per il bene e il futuro dei figli!

Una famiglia,Luigi e Paola,impegnata a fare antimafia e aiutare i diversi familiari e collaboratori di giustizia,soli hanno fondato il Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia – adesso gestito da gente comune . mentre loro conducono la Pagina Facebook “Rete Antimafie Famiglia Bonaventura” insieme a Barbara S. e altri onesti cittadini.

Ma oggi,come leggiamo dal suo profilo facebook,non possiamo che riportare che le splendide parole che dedica alla moglie Paola,queste parole dicono tutto di Luigi:

“E con oggi sono 19 che mi hai preso per mano e mi hai insegnato a combattere per i valori della vita .Ma chi te l’ha fatta fare.? Tu sei la mia eroina .Ti amo”

Noi del Comitato sostenitori CdG non potevamo che augurargli un buon cammino con la la sua adorata Paola e i suoi figli!

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

Valeria Sgarlata risponde a Ignazio Cutrò:Collaboratori e testimoni pronti ad una tavola rotonda!

Le dichiarazioni rese dal super boss Giuseppe Graviano,in videoconferenza,ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria,durante il corso dell’udienza «‘Ndrangheta stragista »,non potevano lasciare indifferenti i “Testimoni di giustizia e i Collaboratori di Giustizia

Bene a fatto,Ignazio Cutrò,ha denunciare pubblicamente – tramite Antimafiaduemila – la sua indignazione,marcando anche le “falle” di un sistema di protezione che non garantisce sicurezza e affidabilità per i protetti,quali:Collaboratori di Giustizia,come unica arma per sconfiggere la criminalità organizzata,e dall’altra dei Testimoni di Giustizia, come persone pronte a lottare per la legalità e supportare tutti i commercianti onesti.(qui l’articolo)

A rispondere al Presidente della Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia,Ignazio Cutrò,è direttamente Valeria Sgarlata,Presidente del Comitato Sostenitori Collaboratori di Giustizia,che intervistata dichiara quanto segue:

“In qualita’ di Presidente del Comitato Sostenitor CdG ringrazio Ignazio Cutro’ per l’ apertura nei confronti dei Collaboratori di giustizia,categoria spesso dimenticata,nonostante come afferma nella lettera pubblicata su antimafiaduemila (richiamando Giovanni Falcone),sia l’unica arma a disposizione dello Stato per neutralizzare la CriminalitàOrganizzata.

Purtroppo,continua Valeria Sgarlata,da dicembre ad oggi,a morire crivellati da proiettili o in un modo dubbio è proprio la Categoria dei Collaboratori,basta vedere gli ultimi avvenimenti (omicidio Bruzzese e Orazio), questi l’ennesima goccia di un sistema che non garantisce sicurezza nè ai testimoni,nè ai collaboratori,nè alle procure.

Non dobbiamo dimenticare – dichiara Sgarlata – che le famiglie e i figli dei collaboratori di giustizia,non sono diversi dai “figli e familiari” dei testimoni di giustizia, la sofferenza e la discriminazione non guarda CATEGORIE,colore o razza,ed è qui il “nodo cruciale” della questione:Diritto allo Studio e alla Salute, Diritto al Lavoro per i familiari con un adeguato inserimento nel mondo lavorativo,cambio generalità, capitalizzazione certa e soprattutto rispetto per la Dignita’ Umana,sono elementi di diritto costituzionale inviolabili.

Noi come Comitato saremo ben lieti di confrontarci con i Testimoni di Giustizia, per cercare di trovare dei punti comuni e un dialogo sui temi che riguardano entrambe le categorie,ma ora e subito!

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

Valeria Sgarlata e Ignazio Cutrò

È proprio ieri,a Napoli,si realizzava l’ennesimo annientamento di un “pentito”,con l’agguato al figlio,parliamo di Giuseppe,figlio del famoso ex camorrista Salvatore Torino,passato nelle file dello Stato nel 2008.(qui l’articolo)

Bisogna affrettarsi e non perdere tempo,soprattutto dopo le dichiarazioni di Graviano,con cui senza mezzi termini ha lanciato un segnale forte,ammettendo che dal 41 bis si hanno contatti con l’esterno!

Questa la sua dichiarazione in videoconferenza:

Buongiorno – ha detto il boss stragista, imputato nel processo assieme a Rocco Santo Filippone, rilasciando dichiarazioni spontanee – il signor Pennino lo ha incontrato qualche mese fa un mio familiare a Roma. E’ stato lui a farsi sentire. Quest’anno è successo. L’ha chiamato e gli ha detto: ‘Come stai? Se hai bisogno di qualche cosa sono disponibile. La stessa notizia mi è arrivata mentre io ero ad Ascoli Piceno, dove sono stato detenuto tra il 2014 e il 2017. Allora era assieme ad un’altra persona che poi ha fatto allontanare dicendo: ‘Questo è il poliziotto che mi scorta’. Quindi per farvi notare che da quando lo cercate è stato incontrato a Roma. A me interessa sentire Pennino per poter smentire, Spatuzza, Drago e quello che è stato scritto sull’ordinanza su Pennino. Quindi se per gentilezza, non so con chi dovete parlare. Se lei (rivolgendosi al Presidente) vuole sapere qualcosa di più preciso io mi posso informare e le farò sapere il punto dove è stato incontrato”. (qui l’articolo)

Maurizio Inturri

Luigi Bonaventura

Ndrangheta.L’ex boss Luigi Bonaventura:l’Europa conti su di noi!

Ritorna a lottare Luigi Bonanventura,ex boss della ‘ndrina Vrenna – Bonaventura,da anni collaboratore di giustizia che,ad oggi collabora con diverse procure e diversi procuratori.

Lui,Bonaventura,che da anni racconta della piramide delle ‘ndrangheta dalla Calabria al Nord,dall’Italia all’Europa,dal narcotraffico alla moneta elettronica (criptovaluta), non ha sbagliato una virgola nelle sue dichiarazioni.

Ieri,infatti,l’allarme lanciato dalla Germania che si vede circondata dalla criminalità organizzata tutta proveniente dall’Italia!

Le varie procure e procuratori non si sono sbagliati ad affidarsi all’ex boss,che da quando è passato dalla parte dello Stato continua la sua lotta nelle file dell’antimafia e della cultura etico –morale.

Impegnato col Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia,si occupa dei familiari dei cosidetti “pentiti”,denunciando l’abbandono da quella parte di società, politica e sistemi deviati che li vorrebbe morti.

Le sue affermazioni sono in linea con quelle rilasciate nel 1990 da Giovanni Falcone pubblicamente (qui per ascoltare le parole di Giovanni Falcone),più sicurezza ai collaboratori di giustizia per scoprire tutte le verità,in un luogo sicuro e con la giusta protezione nei tribunali le loro dichiarazioni sono importanti.

Un segnale forte e pericoloso quello di Luigi Bonaventura,per quella criminalità organizzata che lo vorrebbe morto,come già successo ad alcuni pentiti negli ultimi anni.

Il Comitato sostiene i veri eroi – dichiara – “le famiglie” dei collaboratori di giustizia,senza di loro la nostra vita non avrebbe senso.

L’Europa pensa e la Germania si mobilità per dare un colpo di grazia alle “mafie”, sono a conoscenze che il centro della criminalità organizzata è l’Italia,ed è per questo che la questione politica si fa interessante nell’UE al fine di prevenire e combattere,e chissà se tra gli specialisti si potrebbe aprire una nuova frontiera per i “collaboratori di giustizia eccellenti”.

Questo è il mio pensiero,e forse non solo,in un futuro prossimo che mira diritto a mettere la parola al “passato oscuro” che annienta i sistemi nazionali e le politiche di ricostruzione.

Maurizio Inturri

Lea Garofalo e fratelli Cosco

Si pente il killer della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo

Stamane,2 giugno 2019,sarà una giornata storica.Si pente il Killer di Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia calabrese,sequestrata a Milano,uccisa e poi bruciata nel novembre del 2009.

Lui,Vito Cosco,condannato all’ergastolo per l’omicidio e la distruzione del cadavere della donna di 36 anni, in concorso con il fratello Carlo, compagno di Lea Garofalo, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino,scrive una lunga lettera dichiarando quanto segue:

“Non ho  giustificazioni per quello che ho fatto: se esiste un aldilà ho bisogno che la vittima continui a disprezzarmi per non aver fatto nulla per fermare quella follia”. 

E ancora:

“La verità – scrive – è che io sono morto poco meno di dieci anni fa, insieme alla vittima, ma ancora non lo sapevo. Adesso lo so e sono pronto ad accettare qualunque cosa il destino mi riservi”.

La lettera scritta insieme all’ergastolano Alfredo Sole,in quanto facenti parte del Gruppo della trasgressione, – creato più di 20 anni fa su iniziativa dallo psicologo Angelo Aparo per il recupero di detenuti attraverso l’auto-percezione delle proprie responsabilità – continua a negare di aver attirato in trappola e ucciso assieme al fratello Lea Garofalo, in un appartamento in piazza Prealpi a Milano, ammettendo solo di aver aiutato Carlo Cosco a occultare il cadavere, trovato nel 2012 in un capannone a Monza.

Nella lettera continua Cosco,scrive:

“Ho un fratello più piccolo di me che commise un grave delitto e,a cose già fatte, coinvolse anche me. Mi chiedo come ho potuto oltraggiare un corpo ormai senza vita. Forse è ancora presto per chiedere perdono”.

Continuando,scrive ancora:

“Si può vivere una vita intera e giungere alla fine senza quasi avere rimpianti oppure,come nel mio caso, la fine del nostro ciclo vitale arriva a tutta velocità come una locomotiva impazzita che travolge tutto (…). I miei valori sono cambiati, vorrei che ci fosse un grosso pulsante rosso da poter pigiare e, all’improvviso, il mondo che va all’indietro fino a quel maledetto momento – conclude – quando avrei potuto capire, rifiutarmi e, forse, comprendere quello che stava accadendo e fermarlo”.

In pochi ricorderanno la storia di Lea Garofalo,calabrese di Potilia Policastro,in provincia di Crotone,che testimoniò contro il marito, il cognato e altri personaggi legati alla ‘ndrangheta e alla famiglia d’origine.

Quando la sentenza di condanna per Cosco &Co. divenne definitiva,alla sorella Marisa Garofalo, sorella di Lea,la prefettura di Crotone comunicò il non potersi a procedere al risarcimento previsto per le vittime di mafia,adducendo quanto segue:

“La Signoria vostra non risulta essere del tutto estranea ad ambienti e rapporti delinquenziali”

Il fratello e il padre furono uccisi più di undici anni fa nella guerra tra le cosche locali,Lea stessa decise di uscire dal programma, dopo essersi accorta che l’ex compagno e i suoi complici avevano scoperto la “località segreta” in cui s’era rifugiata.

Da alcune intercettazioni dei Carabinieri,inoltre,risultò che Marisa Garofalo e sua madre Santina si erano fatte avanti “onde propiziare il ritorno di Lea nel borgo natio, al riparo da eventuali ritorsioni”, e che lui stesso aveva “ottenuto, a tal fine, le rassicurazioni dei fratelli Cosco”.

Gli investigatori dedussero anche che “la famiglia originaria di Marisa Garofalo è sempre stata contigua alla criminalità organizzata di Petilia Policastro e aree limitrofe”.

Insomma,la storia e le verità su Lea Garofalo non sono concluse,e noi cercheremo di chiarirle!

Giovanni Falcone CdG

Giovanni Falcone,un padre indimenticabile per i collaboratori di giustizia.

Il Comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia,i Collaboratori tutti e i loro familiari, commemorano questo giorno,23 maggio,ricordando quell’uomo divenuto magistrato e amico dei “pentiti”,Giovanni Falcone.

Non possiamo non onorare il giudice che ha riscritto un’intera storia di mafia,quel magistrato uomo che aveva capito come attuare le regole per sconfiggere la mafia e dall’altra come abbattere i muri dell’onore,rimanendo al proprio posto e a difesa dello Stato, ma aprendo le porte a tutti i boss che volevano dissociarsi da quella vita maledetta e da quelle barriere separatiste, fino ad allora vigenti,che non permettevano la dissociazione da quella di dannati senza speranza.

Ritroviamo quanto premesso in alcuni libri e interviste, anche se rare,che Giovanni Falcone ha potuto concedere.

Come è possibile dimenticare questo magistrato uomo o strumentalizzarne questo eroe e la sua immagine?

Eppure,in questi giorni, sta accadendo questo!

Egli fu il primo a convincere un mafioso a collaborare con la giustizia, Tommaso Buscetta, e questo “pentimento” lo si deve proprio alle caratteristiche umane di Falcone;possiamo, quindi, dire che il primo pentito italiano decise di pentirsi proprio per la fiducia e la stima che nutriva nei confronti di Falcone.

Lo stesso magistrato siciliano nel libro “Cose di cosa nostra”, scritto a quattro mani con la giornalista Marcelle Padovani, si riconosceva questo ruolo:

“Sono dunque diventato una sorta di difensore di tutti i pentiti perché, in un modo o nell’altro, li rispetto tutti, anche coloro che mi hanno deluso, […]. Ho condiviso la loro dolorosa avventura, ho sentito quanto faticavano a parlare di sé, a raccontare misfatti di cui ignoravano le possibili ripercussioni negative personali, sapendo che su entrambi i lati della barricata si annidano nemici in agguato pronti a far loro pagare cara la violazione della legge dell’omertà”.

Giovanni Falcone invitava addirittura a fare di più, a provare a mettersi nei loro panni, nei panni dei pentiti:

“Provate a mettervi al loro posto: erano uomini d’onore, riveriti, stipendiati da un’organizzazione più seria e più solida di uno Stato sovrano, ben protetti dal loro infallibile servizio d’ordine, che all’improvviso si trovano a doversi confrontare con uno Stato indifferente, da una parte, e con un’organizzazione inferocita per il tradimento, dall’altra”.

E lui stesso dirà:

“Io ho cercato di immedesimarmi nel loro dramma umano e prima di passare agli interrogatori veri e propri, mi sono sforzato sempre di comprendere i problemi personali di ognuno e di collocarli in un contesto preciso. Scegliendo argomenti che possono confortare il pentito nella sua ansia di parlare. Ma non ingannandolo mai sulle difficoltà che lo attendono per il semplice fatto di collaborare con la giustizia. Non gli ho dato mai del tu, al contrario di tanti altri; non lo ho mai insultato, come alcuni credono di essere autorizzati a fare, e neppure gli ho portato dolci siciliani, come qualcuno ha insinuato. Tra me e loro c’è sempre un tavolo, nel senso proprio e metaforico del termine: sono pagato dallo Stato per perseguire dei criminali, non per farmi degli amici”.

“Conoscere i mafiosi – ha proseguito poi Falcone – ha influito profondamente sul mio modo di rapportarmi con gli altri e anche sulle mie convinzioni. Ho imparato a riconoscere l’umanità anche nell’essere apparentemente peggiore; ad avere un rispetto reale, e non solo formale, per le altrui opinioni. Ho imparato che ogni atteggiamento di compromesso – il tradimento, o la semplice fuga in avanti – provoca un sentimento di colpa, un turbamento dell’anima, una sgradevole sensazione di smarrimento e di disagio con se stessi. L’imperativo categorico dei mafiosi, di “dire la verità”, è diventato un principio cardine della mia etica personale, almeno riguardo ai rapporti veramente importanti della vita. Per quanto possa sembrare strano, la mafia mi ha impartito una lezione di moralità”.

Lui stesso,ancora, disse:

“Questa avventura ha anche reso più autentico il mio senso dello Stato. Confrontandomi con lo “Stato-mafia” mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo”.

Luigi Bonaventura,collaboratore di giustizia,passato dalla ‘ndrangheta all’antimafia,oggi testimonial del “comitato sostenitori dei CdG”,così ha dichiarato:

Il Dott.Falcone ha trattato noi pentiti con comprensione,empatia ed esempio,e questo a mio modesto avviso è il vero metodo da adottare per sconfiggere le mafie,togliendogli uomini e terreno, e mano a mano diffondendo agli stessi “pentiti”cultura di legalità umanità e altruismo,solo così questa cultura potrà diffondersi anche dopo la nostra morte,come un seme diventa albero,così i nostri figli e le nostre future generazioni possono divenire semi per altri alberi,in un territorio marcio.

Già ieri,un altro passo importante a livello transnazionale è balzato agli occhi dell’intera comunità europea. A margine dei lavori della ventottesima sessione della Commissione per la Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale (CCPCJ) delle Nazioni Unite,e dopo un incontro aperto con gli interventi,prima dell’Ambasciatore Maria Assunta Accili,Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna,a seguire da:John Brandolino,Direttore dei Trattati dell’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Droga e il Crimine e da Cesare SirignanoSostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo,la stessa Accili ha dichiarato:

la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale fornisce una base per il riconoscimento transnazionale dello status di testimone nei procedimenti giudiziari, includendo i collaboratori di giustizia.

Un altro importantissimo riconoscimento che vede fondamentale il contributo dei collaboratori di giustizia nei processi a livello internazionale.

Per tale motivo, per noi del Comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia, la figura di Giovanni Falcone rappresenta qualcosa di più, un legame tra ciò che eravamo e quello che siamo diventati, anche se in molti disprezzano i Collaboratori di giustizia e soprattutto i loro figli e familiari.  

Un ringraziamento ai quanti ci stanno sostenendo,giunge dalla nostra presidente Valeria Sgarlata,in questa particolare giornata di commemorazione in onore di Giovanni Falcone.

ComitatoCdg in Europa

Il COMITATO SOSTENITORI CDG riconosciuto in Europa

Non si ferma il Comitato sostenitori CdG,fondato da Luigi Bonaventura e Valeria Sgarlata (presidente dello stesso),che insieme a tante persone incensurate sta portando avanti un nuovo progetto di antimafia 3.0 in tutta Europa.

Il Comitato,oggi con numerosi sostenitori,iniziò con una semplice pagina Facebook a diramare notizie riguardanti i collaboratori di giustizia che vivevano nel silenzio,e purtroppo diseredati dalla società civile;ma oggi è diverso,si respira aria nuova e di rinnovamento.

Con impegno,ognuno porta supporto ai collaboratori di giustizia ed ai loro familiari (veri testimoni di legalità),sia in Italia che all’estero;avete capito bene,alcuni ex collaboratori si sono rifatti una vita all’estero,ma non per questo vivono bene!

Grazie al sito web creato dal Comitato (qui per vederlo),la pagina ufficiale Facebook (qui per seguirla) e il canale ufficiale di Youtube (qui per vedere i video),ognuno del team cerca di informare e diffondere la cultura dell’antimafia,senza dimenticare nessuno.

Luigi Bonaventura già da tempo aveva iniziato il percorso di informazione tramite interviste,ma oggi il fenomeno più incisivo della “criminalità organizzata”,dove la ‘Ndrangheta detiene il ruolo primario con la sua sede principale proprio qui in Italia,ha spinto giornalisti di tutta l’Europa a chiedersi il perché di questo fenomeno inarrestabile,così le interviste da una parte di Luigi Bonaventura rilasciate a giornalisti della Svizzera,hanno rotto il silenzio ovunque.

In Italia,Rainews,ha intervistato Bonaventura,altri collaboratori di giustizia ed alcuni ex,grazie a Giovanni Taormina,ha raccolto testimonianze importanti che hanno portato – purtroppo – anche all’ intimidazione dello stesso (leggi qui per approfondire).

Il comitato ha proseguito con le testimonianze riprese da RSI (RSI Radiotelevisione Svizzera),che ha visto il confronto,dopo le testimonianze di Bonaventura, tra Antonio de Bernardo, sostituto procuratore della divisione distrettuale antimafia di Catanzaro e Sergio Mastroianni, procuratore federale, responsabile per la lotta al crimine organizzato federale.

Luigi Bonaventura

Adesso basta!Documenti e Garanzie a Luigi Bonaventura e alla sua famiglia!

Utilizzato come “strumento” e chiamato continuamente a “collaborare” dalle varie DDA,Luigi Bonaventura ha sempre rispettato i suoi impegni,fino a ieri in cui si è ascoltato per l’importantissimo processo “Gotha”,ma a sue spese e rischio pericolo,adesso lo Stato deve mantenere i suoi impegni:documenti nuovi con relativi certificati,sicurezza per la famiglia e tutto quanto è previsto per i “collaboratori di giustizia”.

Basta continuare a censurare ciò che Luigi Bonaventura,ex boss di ‘ndrangheta ma da anni “collaboratore di giustizia“,sta facendo per lo Stato a sue spese,rischio e sicurezza;14(quattordici) procure lo hanno dichiarato sempre attendibile e se pur risulta fuori programma il Bonaventura continua a collaborare,ma a quale prezzo?

Questa è una delle tante domande scomode

che nelle varie interviste non viene posta!

Accompagnato da una piccola scorta,raggiunge spesso i luoghi segreti dove deve rendere le sue testimonianze a proprie spese,aggiungendo a queste le spese legali del proprio avvocato,senza contare i rischi che fa correre alla propria famiglia.

Perchè le varie DDA chiedono la sua collaborazione,se è stato messo alla finestra dal programma?

Questa è la domanda chiave che esige una risposta concreta dalle istituzioni,questa è informazione e cultura per chi – ancora oggi – denigra,minaccia,discrimina e censura il buon nome di Luigi Bonaventura!

Le minacce arrivano anche a Luigi Bonaventura

Per noi del ComitatosostenitoridirittiCDG è chiaro che Luigi Bonaventura è un collaboratore di giustizia,non può essere altrimenti visto che viene chiamato a rendere dichiarazioni su importanti processi come il “GOTHA”.

Ma le istituzioni sembrano aver fermato il tempo “su quella legge proposta e in vigore grazie a Giovanni Falcone“,ed allora ci chiediamo:perchè insegniamo e sbandieriamo al mondo che in Italia “nessuno è sopra la legge”,se non viene applicata la L. 15 marzo 1991 n. 82,successivamente modificata dalla L.13 febbraio 2001 n. 45?

Perchè viene censurato che a Luigi Bonaventura e la sua famiglia (come previsto dalla legge),non viene assicurato tutto o in parte,anche intervistando DNA e Politici, quanto segue:

Al collaboratore viene inoltre assicurato: una sistemazione alloggiativa, il rimborso delle spese sostenute per i trasferimenti, per le spese sanitarie (quando non sia possibile avvalersi delle strutture pubbliche ordinarie) e per l’assistenza legale, oltre ad un assegno di mantenimento nel caso di impossibilità a svolgere attività lavorativa, affinché gli sia assicurata una condizione economica equivalente a quella preesistente. Sono anche previste misure di reinserimento sociale e lavorativo quali, per esempio, la conservazione del posto di lavoro o il trasferimento presso altre amministrazioni o sedi (se si tratta di dipendenti pubblici o privati), nonché il diritto a beneficiare di specifiche forme di sostegno alla propria impresa, il diritto a un nuovo posto di lavoro, anche temporaneo, con mansioni e posizione equivalenti a quelle che il collaboratore di giustizia ha perso in conseguenza delle sue dichiarazioni. (qui la legge e la spiegazione)

Noi del ComitatosostenitoridirittiCDG chiediamo ai vari giornalisti e alle forze politiche di chiarire lo status del “collaboratore di giustizia” Luigi Bonaventura e il perchè – come da legge sopra menzionata – il Bonaventura dovrebbe continuare a COLLABORARE!

Avranno apportato modifiche anche all’art.21?

 

 

Luigi Bonaventura

Bonaventura continua a collaborare con lo Stato!

Malgrado l’abbandono da parte delle Istituzioni,il collaboratore Luigi Bonaventura, per la terza volta in poco mesi,collabora e fornisce importanti informazioni a diverse procure.

Lo chiamano infame,gli scrivono di ammazzarsi e gli minacciano la famiglia,ma lui non si arrende!

Parliamo di Luigi Bonanventura,l’ex reggente della famiglia di ‘ndrangheta Vrenna – Bonaventura,che con le sue rivelazioni,prima da collaboratore di giustizia e poi da ex – solo per il programma di protezione – (per noi del Comitato diritti CDG,escluso dal programma ingiustamente),ha fatto condannare centinaia di ‘ndranghetisti di alto rango e sequestrare milioni e milioni di euro alle varie DDA.

Oggi,seppur non collaboratore – seppur solo per il programma di protezione – ,viene costantemente chiamato da diverse procure per fornire elementi importanti,questo vuol dire semplicemente:accertare delle prove e condurre i pm sulla giusta strada!

Ma è davvero protetto?

Nessuno si chiede,e dovrebbe,perché le associazioni che fanno antimafia e antiracket non ne parlano?,forse Bonaventura è scomodo per le informazioni che possiede?

Magari qualcuno vorrebbe che il Bonaventura stesse zitto una volta per tutte,magari vorrebbero psicologicamente distruggerlo mandandolo via dalla città in cui risiede,ma purtroppo noi del Comitato ci siamo per questo!

Riteniamo prezioso il contributo che Luigi Bonaventura sta dando alle varie procure,e a quanto pare non siamo gli unici a crederlo visto che in un mese è la terza volta che viene chiamato a contribuire a delle indagini.

Lo stesso Bonaventura,nella bacheca del suo profilo facebook,ha scritto quanto segue:

Ieri ho cominciato la mia collaborazione con la quattordicesima procura quindi un contributo enorme a tutta la nazione ,ma non so se esserne fiero, visto come siamo lasciati in stato di quasi totale abbandono,discriminazione,emarginazione e pericoli.Spero che le cose cambino,spero che ci sia una chiara volontà politica nel migliorare e proteggere i collaboratori di giustizia e soprattutto i loro familiari.Ma quindi sono ex (come dice solo una parte di istituzioni ) o collaboratore di giustizia(come dice l’altra gran parte ) a tutti gli effetti e soprattutto nei fatti ? Chiariamo questa cosa! Io vado avanti lo faccio per quella gran parte di istituzioni, lo faccio per la società civile, ma che non venga troppo tirata la corda altrimenti a mio malincuore smetterò di collaborare e ognuno se ne assumerà le proprie responsabilità.

I collaboratori vanno davvero protetti e assistiti, sia umanamente e sia per il loro grande e indispensabile contributo nella lotta alle mafie, tutto il resto non è fare vera antimafia.Sono stanco ma non mollo! Abbracci.

Noi siamo d’accordo su quanto postato da Bonaventura,ed aggiungiamo:

“Aprite gli occhi,la nostra è una lotta contro tutte quelle persone che ostacolano il corso della giustizia,che vorrebbero far star zitti i collaboratori di giustizia,e che vorrebbero una nuova mattanza!”

La ‘Ndrangheta mi vuole morto

Terza e ultima parte dell’intervista a Luigi Bonaventura, ex boss della ‘Ndrangheta e ora collaboratore di giustizia. Nonostante il programma di protezione, che per Bonaventura viene osteggiato da una certa classe politica, non è assolutamente garantita la sua sicurezza

Terza e ultima parte dell’intervista esclusiva a Luigi Bonaventura, ex reggente della famiglia crotonese Vrenna-Bonaventura, oggi collaboratore di giustizia. In quest’ultima parte con Bonaventura affrontiamo il momento della sua dissociazione dalla famiglia – suo padre cercherà per due volte di ucciderlo – e dei suoi anni da collaboratore di giustizia.

Grazie al programma di protezione, Bonaventura con la sua famiglia è stato trasferito dapprima a Termoli, nel Molise. Qui – nonostante mimetismo e anonimato fossero garantiti dal programma – viene rintracciato facilmente e avvicinato più volte per farlo ritrattare (Bonaventura collabora con 11 procure antimafia). Ma a Termoli viene anche minacciato. Secondo Luigi Bonaventura il programma di protezione potrebbe essere un’arma formidabile per la lotta alle mafie ma una certa classe politica sta facendo di tutto per osteggiarlo.

Ma c’è anche una certa diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti dei “pentiti” che rallenta ulteriormente la collaborazione con la magistratura. Ma in questo senso, le cose sembrano lentamente cambiare. Una petizione rivolta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiede maggior protezione per i collaboratori di giustizia. A causa della sua vicinanza agli inquirenti (grazie a Bonaventura oltre 250 persone sono oggi in prigione) la vita di Bonaventura e dei suoi famigliari è in costante pericolo.

Nel frattempo lui e la sua famiglia hanno cambiato città, ma vivono sempre in Italia. Da tempo chiede però di essere trasferito all’estero.

fonte Tvsvizzera.it

La ‘Ndrangheta è ovunque

Seconda parte dell’intervista esclusiva a Luigi Bonaventura, ex boss e ora collaboratore di giustizia. Secondo la sua testimonianza, la malavita organizzata calabrese è ormai presente ad alti livelli nell’economia, nella politica e nella magistratura

La ‘Ndrangheta è ovunque. È infiltrata in ogni settore, dall’economia e alla politica, dallo sport allo spettacolo. È ormai collocata a un livello superiore: si deve dimenticare il luogo comunque dei mafiosi, tutto coppola e lupara… e dove agisce la ‘Ndrangheta non necessariamente scorre del sangue… Parola di Luigi Bonaventura, ex reggente della cosca crotonese dei Vrenna-Bonaventura. In questa seconda parte (la terza e ultima seguirà), Bonaventura ci parla dell’ascensione della ‘Ndrangheta in Italia, In Europa e nel mondo intero e anche della sua ascensione personale.

Un tema attuale in Svizzera, dopo la “scoperta” di una cellula a Frauenfeld presente da oltre 40 anni. Ma non c’è da stupirsi. Per Bonaventura si tratta della “colonizzazione” della ‘Ndrangheta che grazie anche all’emigrazione degli anni ’70 del secolo scorso si è sparsa un po’ ovunque in Europa e nel mondo. E la Svizzera e la Germania sono – sempre secondo Bonaventura – le seconde patrie della ‘Ndrangheta.

Droga, riciclaggio, armi e rifiuti sono attualmente i maggiori affari delle cosche calabresi. Ma non mancano neppure prostituzione, calcio scommesse, usura, racket e gioco d’azzardo. Nel 2013, secondo calcoli approssimativi, il giro d’affari della ‘Ndrangheta si aggirava attorno ai 53 miliardi di euro. Tanto per capirci, più di Deutsche Bank e McDonald’s messi assieme. Nel mondo le organizzazioni criminali gestirebbero un giro d’affari di 180 miliardi di euro, ovvero il PIL del Portogallo…

fonte Tvsvizzera.it

I bambini soldato calabresi

Viaggio nella ‘Ndrangheta con la testimonianza del collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, già reggente della famiglia più potente di Crotone. Intervista esclusiva (prima parte)

Luigi Bonaventura, oggi 43enne, vive in una località segreta in Italia con la moglie, due figli, i suoceri e 2 cognati. Dal 2001 al 2005 è stato alla testa della cosca crotonese Vrenna-Bonaventura, una delle più importanti in Calabria. A 34 anni, da reggente della famiglia, decide di dissociarsi. Per questa scelta, il padre cerca per ben due volte di ucciderlo. Due anni dopo, nel 2007, diventa collaboratore di giustizia e viene ammesso al programma di protezione.

Con tutta la famiglia viene inizialmente trasferito a Termoli (Campobasso). Nuovi documenti, nuova identità. Ma la cittadina non garantisce la sua sicurezza: si trova infatti ai confini del triangolo dove si incontrano Sacra corona unita pugliese, Camorra napoletana e ‘Ndrangheta calabrese. A Termoli viene più volte avvicinato (per convincerlo a ritornare in famiglia) e più volte viene minacciato di morte.

Per questione di sicurezza, Bonaventura ha chiesto piu volte di essere trasferito all’estero e sebbene vi sia una decisione positiva, attende ancora il trasferimento. Nel frattempo però non vive più a Termoli. Con tutta la famiglia, da poco più di un mese, è stato spostato in una località segreta.

Il servizio, parte prima: l’addestramento

Primogenito e nipote di uno dei boss più influenti della ‘Ndrangheta, Luigi Bonaventura è stato educato per diventare il numero uno. In questa prima parte (ne seguiranno altre due), ci racconta della sua infanzia e del severo addestramento militare cui è stato sottoposto. Un’infanzia rubata la sua, trascorsa in mezzo alle armi e tra tanta violenza e brutalità. Fino ad arrivare ai suoi 19 anni, quanto partecipa alla strage di Piazza Pitagora: 3 uomini vengono uccisi nella piazza principale di Crotone.

L’evento segnerà la svolta della famiglia Vrenna-Bonaventura, che dopo un ventennio trascorso nell’ombra, ritornerà ad essere la principale famiglia di Crotone.

fonte Tvsvizzera.it

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