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Archivio per categoria Interviste

La ‘Ndrangheta mi vuole morto

Terza e ultima parte dell’intervista a Luigi Bonaventura, ex boss della ‘Ndrangheta e ora collaboratore di giustizia. Nonostante il programma di protezione, che per Bonaventura viene osteggiato da una certa classe politica, non è assolutamente garantita la sua sicurezza

Terza e ultima parte dell’intervista esclusiva a Luigi Bonaventura, ex reggente della famiglia crotonese Vrenna-Bonaventura, oggi collaboratore di giustizia. In quest’ultima parte con Bonaventura affrontiamo il momento della sua dissociazione dalla famiglia – suo padre cercherà per due volte di ucciderlo – e dei suoi anni da collaboratore di giustizia.

Grazie al programma di protezione, Bonaventura con la sua famiglia è stato trasferito dapprima a Termoli, nel Molise. Qui – nonostante mimetismo e anonimato fossero garantiti dal programma – viene rintracciato facilmente e avvicinato più volte per farlo ritrattare (Bonaventura collabora con 11 procure antimafia). Ma a Termoli viene anche minacciato. Secondo Luigi Bonaventura il programma di protezione potrebbe essere un’arma formidabile per la lotta alle mafie ma una certa classe politica sta facendo di tutto per osteggiarlo.

Ma c’è anche una certa diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti dei “pentiti” che rallenta ulteriormente la collaborazione con la magistratura. Ma in questo senso, le cose sembrano lentamente cambiare. Una petizione rivolta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiede maggior protezione per i collaboratori di giustizia. A causa della sua vicinanza agli inquirenti (grazie a Bonaventura oltre 250 persone sono oggi in prigione) la vita di Bonaventura e dei suoi famigliari è in costante pericolo.

Nel frattempo lui e la sua famiglia hanno cambiato città, ma vivono sempre in Italia. Da tempo chiede però di essere trasferito all’estero.

fonte Tvsvizzera.it

La ‘Ndrangheta è ovunque

Seconda parte dell’intervista esclusiva a Luigi Bonaventura, ex boss e ora collaboratore di giustizia. Secondo la sua testimonianza, la malavita organizzata calabrese è ormai presente ad alti livelli nell’economia, nella politica e nella magistratura

La ‘Ndrangheta è ovunque. È infiltrata in ogni settore, dall’economia e alla politica, dallo sport allo spettacolo. È ormai collocata a un livello superiore: si deve dimenticare il luogo comunque dei mafiosi, tutto coppola e lupara… e dove agisce la ‘Ndrangheta non necessariamente scorre del sangue… Parola di Luigi Bonaventura, ex reggente della cosca crotonese dei Vrenna-Bonaventura. In questa seconda parte (la terza e ultima seguirà), Bonaventura ci parla dell’ascensione della ‘Ndrangheta in Italia, In Europa e nel mondo intero e anche della sua ascensione personale.

Un tema attuale in Svizzera, dopo la “scoperta” di una cellula a Frauenfeld presente da oltre 40 anni. Ma non c’è da stupirsi. Per Bonaventura si tratta della “colonizzazione” della ‘Ndrangheta che grazie anche all’emigrazione degli anni ’70 del secolo scorso si è sparsa un po’ ovunque in Europa e nel mondo. E la Svizzera e la Germania sono – sempre secondo Bonaventura – le seconde patrie della ‘Ndrangheta.

Droga, riciclaggio, armi e rifiuti sono attualmente i maggiori affari delle cosche calabresi. Ma non mancano neppure prostituzione, calcio scommesse, usura, racket e gioco d’azzardo. Nel 2013, secondo calcoli approssimativi, il giro d’affari della ‘Ndrangheta si aggirava attorno ai 53 miliardi di euro. Tanto per capirci, più di Deutsche Bank e McDonald’s messi assieme. Nel mondo le organizzazioni criminali gestirebbero un giro d’affari di 180 miliardi di euro, ovvero il PIL del Portogallo…

fonte Tvsvizzera.it

I bambini soldato calabresi

Viaggio nella ‘Ndrangheta con la testimonianza del collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, già reggente della famiglia più potente di Crotone. Intervista esclusiva (prima parte)

Luigi Bonaventura, oggi 43enne, vive in una località segreta in Italia con la moglie, due figli, i suoceri e 2 cognati. Dal 2001 al 2005 è stato alla testa della cosca crotonese Vrenna-Bonaventura, una delle più importanti in Calabria. A 34 anni, da reggente della famiglia, decide di dissociarsi. Per questa scelta, il padre cerca per ben due volte di ucciderlo. Due anni dopo, nel 2007, diventa collaboratore di giustizia e viene ammesso al programma di protezione.

Con tutta la famiglia viene inizialmente trasferito a Termoli (Campobasso). Nuovi documenti, nuova identità. Ma la cittadina non garantisce la sua sicurezza: si trova infatti ai confini del triangolo dove si incontrano Sacra corona unita pugliese, Camorra napoletana e ‘Ndrangheta calabrese. A Termoli viene più volte avvicinato (per convincerlo a ritornare in famiglia) e più volte viene minacciato di morte.

Per questione di sicurezza, Bonaventura ha chiesto piu volte di essere trasferito all’estero e sebbene vi sia una decisione positiva, attende ancora il trasferimento. Nel frattempo però non vive più a Termoli. Con tutta la famiglia, da poco più di un mese, è stato spostato in una località segreta.

Il servizio, parte prima: l’addestramento

Primogenito e nipote di uno dei boss più influenti della ‘Ndrangheta, Luigi Bonaventura è stato educato per diventare il numero uno. In questa prima parte (ne seguiranno altre due), ci racconta della sua infanzia e del severo addestramento militare cui è stato sottoposto. Un’infanzia rubata la sua, trascorsa in mezzo alle armi e tra tanta violenza e brutalità. Fino ad arrivare ai suoi 19 anni, quanto partecipa alla strage di Piazza Pitagora: 3 uomini vengono uccisi nella piazza principale di Crotone.

L’evento segnerà la svolta della famiglia Vrenna-Bonaventura, che dopo un ventennio trascorso nell’ombra, ritornerà ad essere la principale famiglia di Crotone.

fonte Tvsvizzera.it

L’antimafia reale,il pentito Bonaventura nel “comitato collaboratori di giustizia”

TERMOLI. Sono trascorsi sette anni e alcuni giorni da quel 26 gennaio 2012 che rappresentò una data spartiacque per la gestione dei collaboratori di giustizia inviati in Molise e sulla costa Adriatica, in particolare.

Quel giorno, infatti, pubblicammo l’appello della moglie di un ‘pentito’, che negli anni successivi, sino al trasferimento in un’altra località, ingaggiò una dura battaglia di civiltà con gli Organi dello Stato, denunciando le condizioni di abbandono nell’ambito del programma di protezione per coloro che si dissociano dalla criminalità organizzata.

Luigi Bonaventura, all’epoca 40enne, ebbe il coraggio di affermare che, «I collaboratori di giustizia non si sentono più al sicuro. I cosiddetti pentiti, persone una volta esponenti di spicco della malavita organizzata, ora sotto un programma di protezione garantito dallo stato, che li fa vivere con identità diverse e segrete in luoghi lontani da quelli di origine, come Termoli, ad esempio, denunciano l’abbandono da parte delle istituzioni e la presenza di talpe nell’organizzazione. Voglio che si sappia tutto quello che a Termoli accade e che i politici e le istituzioni molisane tengono nascosto. Mio marito ha denunciato lo scorso 22 novembre 2011 talpe nel programma di protezione che hanno portato ad organizzare attentati verso di lui e la nostra famiglia. Ci sono delle cosche affiliate alla ‘Ndrangheta davvero agguerrite su questo litorale adriatico. La Procura di Catanzaro afferma di aver ritrovato numerosi riscontri a riguardo, ma si sappia, omettono la verità agli abitanti molisani e abruzzesi. Questi territori e le loro genti stanno correndo dei seri pericoli, arrivando anche a mettere il bavaglio alla stampa».

A distanza di sette anni, dunque, che cosa è cambiato?

Grazie allo stesso Luigi Bonaventura, che ha espiato le sue colpe, scontando anche le condanne nel frattempo, maturate per le ammissioni e le assunzioni di responsabilità fatte nel periodo di pentimento, che oggi vive altrove e in una condizione di totale liceità e onestà, siamo venuti a sapere della nascita di un comitato sostenitori dei collaboratori di giustizia, che da anni è diventato una realtà esso composto da iscritti e sostenitori di svariate categorie: avvocati, giornalisti, collaboratori di giustizi, attivisti e gente comune…

«E’ una finestra per i famigliari di tutti i denuncianti, famigliari che spesso pagano colpe, solitudine, discriminazione, violazioni di diritti, per avere l’unica colpa di sostenere e stare vicino con sacrifico a chi denuncia. Famigliari, donne, bambini, esseri umani che sono diventati persone senza volto e senza voce, quando invece sono la vera forza dei denuncianti. Come per ultimo dimostra anche l’omicidio di Pesaro dove tutti parlano di tutto tranne che pensare a come stanno e che ne sarà di quella moglie e di quei figli adesso. Quale è stata la loro colpa? Oltre al lato umano, il comitato è una forma di antimafia reale dove nel sostenere i collaboratori di giustizia protegge uno strumento punta di diamante (collaboratori di giustizia e denuncianti vari) nel vero contrasto alle mafie e collusioni varie».

Come dice il pentito Bonaventura: «sostenere un collaboratore e i loro famigliari, è dare uno schiaffo ai vari boss di ndrangheta, mafia, camorra, corrotti e derivati vari. Questa è anche fare vera antimafia!”

Lo stesso afferma :

“ chi odia i pentiti i denuncianti o è un mafioso, un colluso o una vittima del non sapere.” “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno. (M.L.K.)”

Di recente, il tenace e mai domo Procuratore nazionale antimafia De Raho ha rilasciato diverse dichiarazioni in cui evidenzia come l’unico vero strumento di contrasto alle mafie sono i pentiti e in più, dove dice che il programma protezione non funziona.

Luigi Bonaventura e la sua famiglia hanno lasciato Termoli il 2 luglio 2014, e a distanza di 4 anni e mezzo vuole inviare un saluto a Termoli e al Molise, sempre nel loro cuore e «a tutti quei termolesi e molisani che ci sono stati vicini e ancora lo sono».

di Emanuele Bracone 

fonte Termolionline

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