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Radio Cusano intervista il collaboratore di Giustizia Luigi Bonaventura

Radio Cusano intervista il collaboratore di Giustizia Luigi Bonaventura
Interviste Luigi Bonaventura

 
 
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Fabio Camillacci,giornalista,dai microfoni di Radio Cusano Camper,intervista l’ex boss Luigi Bonaventura (collaboratore di giustizia e fondatore del comitato sostenitori collaboratori di giustizia)

La forza delle “donne” nella svolta dei Collaboratori di Giustizia

Spesso e volentieri viene sottovalutata l’importanza e l’apporto che le consorti (mogli,fidanzate,conviventi) dei Collaboratori di Giustizia,possono dare nel favorire la svolta decisa nel cambiamento del proprio partner.

Ma,come sempre,è proprio in quel rapporto complicato e intrigante dove si risolvono quei problemi che vengono definiti “compliance“,cioè,dove si superano quelle barriere che altri o noi stessi non siamo riusciti a superare.

Sono tante le donne che raccontano il percorso che hanno affrontato per cambiare le vite alle loro famiglie, abbandonando criminali incalliti o,come in altri casi,aiutando i loro uomini a diventare “collaboratori di giustizia”.

Una di queste donne,in una nota intervista,ha raccontato:

Può essere affascinante avere il potere, non avere problemi economici e abitare belle case, ma non e’ questa la vita. La vita e’ vivere con dignità,con rispetto verso gli altri. Non siamo noi e non deve essere la ‘ndrangheta a decidere se qualcuno deve vivere o morire, o se devi lavorare dalla mattina alla sera per pagare il pizzo.

Per i quanti si domandano il motivo che li porta ad abbandonare la vita malavitosa,al primo posto c’è una scelta legata ai propri figli,una presa di coscienza maturata da ciò che hanno dovuto vivere nel corso degli anni oltre i beni materiali…

Continuando nell’intervista,sempre una di queste donne,ha dichiarato:

Abbiamo capito che non era quella la vita che volevamo e il futuro che volevamo offrire ai nostri figli.Abbiamo deciso di dare la libertà ai nostri figli di decidere chi essere e cosa volere fare della loro vita,non vivere una vita già strutturata.

In Calabria,soprattutto,racconta:

e’ normale stare in mezzo alle faide, parlare di omicidi e vendette

Al giornalista che chiede perchè altri non si uniscono a questo percorso,risponde:

le famiglie delle ‘ndrine si rendono conto che quella non e’ la loro vita e vorrebbero andare via, ma non glielo permettono,e sono costretti a osservare le regole che gli vengono imposte,altrimenti vengono ammazzati

Cosa consigliate a queste persone,chiede il giornalista nel corso delle intervista:

Sappiamo che non e’ facile,ma bisogna essere forti perchè ne vale la pena,i procuratori e le forze dell’ordine interverranno immediatamente perchè conoscono la situazione della Calabria

Oggi in Calabria si contano 200 Collaboratori di Giustizia con a seguito le loro famiglie;un eccellenza,non da poco,tra i collaboratori,un ‘baby pentito della ‘ndrangheta, che iniziò a collaborare da bambino – appena 12enne – dichiarando che andava in giro con il padre ndranghetista assistendo ad omicidi o traffici di droga.

Oggi quindicenne vive lontano dalla Calabria, in un luogo segreto e protetto, insieme a sua madre e ai due fratelli più piccoli di lui.

Maurizio Inturri

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